Scrivere della gente, anzi della
varietà che popola media, web, social e strade, di ciò che hanno detto e fatto
durante questo coronavirus, ci sarebbe davvero un bel parlare, prenderebbe vita
un interessante “bestiario”.
Caratterizzare il chi e il cosa, basterebbero i
politici da soli a riempire le pagine, tra chi gridava “riaprire tutto!”, per
poi gridare “non avete chiuso tutto in tempo”; tra chi sorseggiava
minimizzando, per poi tacere tossendo; tra mascherine pagate e mai arrivate;
tra truffe e buona fede; tra “ho detto” e “avete frainteso”; tra dirette e
indirette tv e social, dove si poteva e si può ascoltare tutto e il contrario
di tutto; tra chi ride e chi piange, chi grida e chi si dispera, chi disegna
arcobaleni e chi cerca il tesoro; tra MES ed Eurobond; tra panettieri
improvvisati e virologi pure; tra tuttologi e tuttofare; tra complotti e
laboratori; tra obbedienti, disobbedienti e predicatori; tra competenza e incompetenza,
protocolli rispettati e caos…
E si, proprio un bel caos, come
le bestialità che chiamiamo bufale o fake news che in tempo di coronavirus
hanno riempito la rete, per cui si






