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| "Le caldaie del latte", Santa S |
bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa,
che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.
(da l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto)
Rodomonte bestemmia anche nel momento dell’ultimo respiro. Lui guerriero che non ha eguali, perde in amore, come lo stesso Orlando, entrambi inesperti. L’amore è un’arma letale che devi saper maneggiare, chi non ama non può capirne il potere.
E’ una katana impugnata a due mani, con il filo sempre rivolto verso l’alto pronta a calare un fendente. Solo una leggenda come il ninja Hattori Hanzō saprebbe “non usare la spada, ma essere la spada stessa”.
Così il povero Orlando, non più padrone della spada lascia che la lama gli trafigga la mente e si abbandona completamente al dolore, alla follia, si abbandona furioso.
S’impazzisce per sempre senza il cielo della luna, senza "un’ampolla più capiente e piena" del senno, senza un Astolfo in groppa all’Ippogrifo.
Siamo degli arboscelli in preda alla furia della nostra stessa epopea. Le nostre vicende narrano le nostre gesta in un intrecciarsi di volti e storie, ogni accadimento per noi è leggendario, epico, eroico, anche affrontare con il carrello la corsia degli yogurt in un centro commerciale, spingiamo a piedi il nostro cavallo, la nostra armatura è pesante, i piedi doloranti, ma continuiamo a saccheggiare, è il nostro bottino, la ricompensa per le imprese del giorno.
