giovedì 10 ottobre 2019

Peter Handke Premio Nobel per la letteratura 2019.



Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere: basta uno sguardo.
da Il cielo sopra Berlino



Peter Handke 76 anni, scrittore, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, molti ricorderanno il film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e la sua poesia "Quando il bambino era bambino", ha vinto il premio Nobel per la letteratura 2019«per il suo lavoro influente che con abilità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana».

Lo scorso anno è stato uno dei miei poeti della domenica, rileggiamolo insieme se vi va e... Tanti auguri a Peter Handke, congratulazioni! 


Quando il bambino era bambino,
se ne andava a braccia appese,
voleva che il ruscello fosse un fiume,
il fiume un torrente
e questa pozza il mare.

Quando il bambino era bambino,
non sapeva di essere un bambino,
per lui tutto aveva un’anima
e tutte le anime erano un tutt’uno.

Quando il bambino era bambino
su niente aveva un’opinione,
non aveva abitudini,
sedeva spesso a gambe incrociate,
e di colpo sgusciava via,
aveva un vortice tra i capelli
e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino,
era l’epoca di queste domande:
perché io sono io, e perché non sei tu?
perché sono qui, e perché non sono lì?
quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio?
la vita sotto il sole è forse solo un sogno?
non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo
quello che vedo, sento e odoro?
c’è veramente il male e gente veramente cattiva?
come può essere che io, che sono io,
non c’ero prima di diventare,
e che, una volta, io, che sono io,
non sarò più quello che sono?

Quando il bambino era bambino,
si strozzava con gli spinaci, i piselli, il riso al latte,
e con il cavolfiore bollito,
e adesso mangia tutto questo, e non solo per necessità.

Quando il bambino era bambino,
una volta si svegliò in un letto sconosciuto,
e adesso questo gli succede sempre.
Molte persone gli sembravano belle,
e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna.

Si immaginava chiaramente il Paradiso,
e adesso riesce appena a sospettarlo,
non riusciva a immaginarsi il nulla,
e oggi trema alla sua idea.

Quando il bambino era bambino,
giocava con entusiasmo,
e, adesso, è tutto immerso nella cosa come allora,
soltanto quando questa cosa è il suo lavoro.

Quando il bambino era bambino,
per nutrirsi gli bastavano pane e mela,
ed è ancora così.

Quando il bambino era bambino,
le bacche gli cadevano in mano come solo le bacche sanno cadere,
ed è ancora così,
le noci fresche gli raspavano la lingua,
ed è ancora così,
a ogni monte,
sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta,
e in ogni città,
sentiva nostalgia di una città ancora più grande,
ed è ancora così,
sulla cima di un albero prendeva le ciliegie tutto euforico,
com’è ancora oggi.
Aveva timore davanti a ogni estraneo,
e continua ad averlo,
aspettava la prima neve,
e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino,
lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia,
che ancora continua a vibrare.

Elogio dell'infanzia di Peter Handke
tratta dal film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders



Peter Handke
Griffen, Austria - 6 dicembre 1942


Il cielo sopra Berlino (Der Himmel über Berlin) è un film del 1987 diretto da Wim Wenders. Le poesie di Rainer Maria Rilke hanno parzialmente ispirato il film: Wenders ha dichiarato che gli angeli vivono nelle poesie di Rilke. Il regista ha chiesto la collaborazione di Peter Handke per scrivere molti dei dialoghi, e nel film ricorre spesso la poesia Lied vom Kindsein (Elogio dell’infanzia di Peter Handke).

Presentato in concorso al 40º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la migliore regia. Ha avuto un sequel, Così lontano così vicino (1993), ed un remake statunitense, City of Angels - La città degli angeli (1998). (Wikipedia continua)



Il cielo sopra Berlino - cortesia Locandine cult dell'Alligatore


il cielo sopra berlino
Marion (Solveig Dommartin) e l’angelo Damiel (Bruno Ganz)
 da Il cielo sopra Berlino 


[…]

Inutile forse dire
che la durata non nasce
dalle catastrofi di ogni giorno,
dal ripetersi delle contrarietà,
dal riaccendersi di nuovi conflitti,
dal conteggio delle vittime.
Il treno in ritardo come al solito,
l’auto che di nuovo ti schizza addosso
lo sporco di una pozzanghera,
il vigile che col dito ti fa cenno
dall’altro lato della strada, uno con i baffi
(non quello ben rasato di ieri),
la morchella che ogni anno rispunta
in un angolo diverso nel folto del giardino,
il cane del vicino che ogni mattina ti ringhia contro,
i geloni dei bambini che ogni inverno
tornano a pizzicare,
quel sogno terrorizzante sempre uguale
di perdere la donna amata,
l’eterno nostro sentirci improvvisamente estranei
fra un respiro e l’altro,
lo squallore del ritorno nel tuo paese
dopo i tuoi viaggi di esplorazione del mondo,
quelle miriadi di morti anticipate
di notte prima del canto degli uccelli,
ogni giorno la radio che racconta un attentato,
ogni giorno uno scolaro investito,
ogni giorno gli sguardi cattivi dello sconosciuto:
è vero che tutto questo non passa
– non passerà mai, non finirà mai –,
ma non ha la forza della durata,
non emana il calore della durata,

non dà il conforto della durata.

da Poesia in Rete continua

dal poemetto Canto della durata
Trad. di Hans Kitzmüller



Peter Handke ai funerali di Slobodan Milošević


Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo… (Luigi Grazioli continua )


Peter Handke- ph Donata Wenders


[…]Beh, per me non è tutto uguale, perché io da sempre mi sento vicino alla Jugoslavia, è stato così per tutta la mia vita, a cominciare dai miei avi, che erano slavi, della Slovenia, o meglio della minoranza slovena che si trova in Carinzia, da parte di mia madre. In secondo luogo, per me la Jugoslavia era l'Europa. Io ci andavo, anche a piedi, non solo in autobus o in macchina o in aeroplano. La Jugoslavia, per quanto frammentata sia potuta essere, era il modello per l'Europa del futuro. Non l'Europa come è adesso, la nostra Europa in un certo senso artificiale, con le sue zone di libero scambio, ma un posto in cui nazionalità diverse vivono mischiate l'una con l'altra, specialmente come facevano i giovani in Jugoslavia, anche dopo la morte di Tito. Ecco, penso che quella sia l'Europa, per come io la vorrei. Perciò, in me l'immagine dell'Europa è stata distrutta con la distruzione della Jugoslavia. (dall’intervista a Peter Handke di Martin Lettmayer – continua)

Alla situazione dell'ex-Jugoslavia ha dedicato tre lunghi reportage, e per solidarietà contro i bombardamenti sui civili in Serbia ha rifiutato il premio Büchner. Si sentiva legato a quel tormentato territorio, anche per via della madre (a seguito del suicidio della quale, avvenuto nel 1971, aveva scritto Infelicità senza desideri). (Wikipedia continua)



Da sinistra Wim Wenders, Peter Handke e Reda Kateb 
durante le riprese di "I bei giorni di Aranjuez" di Handke



De-pensarsi, de-respirarsi, 
mentre si giace nel sole, 
finché non vi sia nulla di me, e tutto si perda nel vento e nel sole; 
nulla, tranne un piccolo punto di dolore. 
Mentre ero steso al sole, le mani mi sono scivolate fuori dalle tasche; 
ho spalancato gli occhi,
ed essi sono stati invasi da un uniforme biancore; 
poi li ho rinchiusi e improvvisamente ho scoperto, 
scintillante nell’oscurità verdastra, 
la Costellazione dell’Orsa Maggiore. 
Ho cessato di respirare, 
non c’era più nessuno tranne me

da Il peso del mondo
Aforisticamente continua


Bruno Ganz, Peter Handke, Edith Clever sul set di La donna mancina - 1978


La donna mancina

Lei saliva con altri
da una stazione del metrò
mangiava con altri a una tavola calda
aspettava con altri in una lavanderia
ma una volta l'ho vista da sola
davanti a un giornale murale

Usciva con altri da un grattacielo d'uffici
si pigiava con altri ad una bancarella
era seduta con altri presso un campo-giochi di sabbia
ma una volta l'ho vista dalla finestra
giocare a scacchi da sola

Era sdraiata con altri su un prato del parco
rideva con altri in un
labirinto di specchi
gridava con altri sull'ottovolante
e poi sola la vidi soltanto
camminare nei miei desideri

Ma oggi nella mia casa aperta:
la cornetta era girata dall'altra parte
la matita era a sinistra dell'agenda
a sinistra la tazza del tè e il manico pure
a sinistra
e vicino la mela sbucciata in senso inverso
(e non finita di sbucciare)
le tende raccolte a sinistra
e la chiave della porta di casa nella tasca sinistra
della mia giacca
Ti sei tradita, o mancina!
O era per lasciarmi un messaggio?

Vederti IN UN CONTINENTE STRANIERO
io vorrei
perché finalmente in mezzo agli altri
ti vedrei sola
e tu fra mille altri vedresti
ME
e finalmente ci verremmo incontro.

Trad. di Anna Maria Carpi


Se si chiama sognare voler essere ciò che si è, allora voglio essere una sognatrice.

da La donna mancina


Nel 2014 Peter Handke è stato il vincitore dell'International Ibsen Award 2014 per l'insieme della sua opera, che rappresenta un corpus ''originale per la sua bellezza formale e la sua brillante riflessione''. Già vincitore di prestigiosi riconoscimenti come il Premio Franz Kafka nel 2009.




Io… sono… soltanto… per caso: io…

da Kaspar



Kaspar, pubblicato nel 1967, viene considerato il primo dramma integrale di Peter Handke. Il giallo di  Kaspar Hauser si trasforma in una riflessione sulla parola. "Si può esprimere una persona attraverso il linguaggio... ?", una domanda che forse ci porta a concludere che "Siamo tutti Kaspar" (sul caso Kaspar Hauser e le parole ne avevo parlato qui).



Peter Handke insieme al regista teatrale Claus Peymann-1971

Canto alla durata

[…]

Quel senso di durata, cos’era?
Era un periodo di tempo?
Qualcosa di misurabile? Una certezza?
No, la durata era una sensazione,
la piú fugace di tutte le sensazioni,
spesso piú veloce di un attimo,
non prevedibile, non controllabile,
inafferrabile, non misurabile.
Eppure con il suo aiuto
avrei potuto affrontare sorridendo ogni avversario
e disarmarlo
e se mi considerava un uomo malvagio
l’avrei convinto a pensare:
«Egli è buono!»
e se esistesse un Dio
sarei stato la sua creatura
finché provavo quella sensazione della durata.

[…]

Restando fedele
a ciò che mi è caro e che è la cosa piú importante,
impedendo in tal maniera che si cancelli con gli anni,
sentirò poi forse
del tutto inatteso
il brivido della durata
e ogni volta per gesti di poco conto
nel chiudere con cautela la porta,
nello sbucciare con cura una mela,
nel varcare con attenzione la soglia,
nel chinarmi a raccogliere un filo.

da Poesia in Rete continua


dal poemetto Canto della durata
Traduzione di Hans Kitzmüller


L’essere soli causa la più gelida, la più repellente delle sofferenze: quella dell’inesistenza. Ecco perché ci vuole della gente che ti faccia capire che non sei andato ancora del tutto a male.
da La donna mancina



poesia-la santa furiosa   #difendiamolapoesia  #difendiamolefonti 


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10 commenti :

  1. Se il mondo andasse come dovrebbe andare, come minimo dovresti essere la responsabile del settore cultura di una rivista, di un quotidiano, di un sito web ... Come lo intessi tu un post, pochi sono capaci di farlo nel web ... Complimenti! E complimenti anche al premio Nobel Peter Handke. Un abbraccio affettuoso.

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    1. Ci fosse l'icona dell'inchino su blogger oggi la userei immediatamente. Grazie infinite Maria, per le parole, ma soprattutto per la stima e la fiducia che riponi nelle mie qualità.
      Se tu fossi il direttore di un giornale o rivista, non esiterei ad inviarti il mio Cv. Perchè, e credo tu lo sappia, la stima e l'ammirazione è reciproca.
      La conoscenza di Handke è indiretta, galeotto fu Il cielo sopra Berlino, il film di Wenders. Cosa fa il cinema! Un po' ne parlerò nel prossimo post, di cinema, ma per altri argomenti. Spero susciterà in te lo stesso entusiasmo :)
      Grazie ancora della profonda vicinanza.
      Ti abbraccio con tanto affetto anch'io.

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  2. Sono tutte belle, eh.
    Ma Elogio dell'infanzia, dio mio, è terribilmente fica.
    Bella, vera, sagace, ma anche divertente.

    Moz-

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    1. Buongiorno Moz, io, per ovvie ragioni, in questo periodo sono più legata al "Canto della durata" :)
      Pensa, Elogio dell'infanzia mi ha fatto conoscere Handke...
      Smack

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  3. Risposte
    1. Come non concordare, Daniele...
      Vedi che anche tu sei tra i miei poeti della domenica ;)

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  4. Complimenti al nuovo premio Nobel Peter Handke.
    Sereno giorno.

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    1. Un autore completo... Meritato!
      Buon fine settimana Cavaliere

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  5. Ho letto di alcune polemiche per questo Nobel ma io sono davvero contento per questo Nobel. Ricordo che da ragazzino faticai col suo primo libro, La donna mancina, che lessi ma poi divenuto adulto amai quel libro tantissimo e poi ha scritto quel Infelicità senza desideri che mi fa solo piangere a ripensarci.

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    Risposte
    1. Ho riproposto, Andrea, il post della domenica dove per l'appunto ho riportato alcuni stralci di una sua intervista legata proprio alla sua posizione nei confronti della guerra in Jugoslavia.
      Se discutibili o meno, la sua opera letteraria merita il premio, sperimentale, poetico... È vero ciò che dici a proposito di Infelicità senza desideri, senza indulgere nella commozione è commovente. Questa è la grandezza di uno scrittore.

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