mercoledì 14 agosto 2019

Tutto per un bacio, 14 agosto 1945 il bacio a Times Square.




Che caldo! Che caos! Troppo caldo e troppo caos in questo agosto che preannuncia un autunno ancora più caldo e ancora più caotico. Perché qui siamo sempre ai ferri corti e pure roventi. Siamo in piena demagogia.

Manco da un po’, forse ricorderete le parole dell’ultimo post: “se mi alzo dalla sedia a bere un bicchiere d’acqua scommetto che mi ritrovo ad estate inoltrata”. 

Infatti mi sono alzata e siamo ad estate inoltrata, al 14 agosto e dovrei magari parlarvi di ferie, di mare, di ferragosti e non del bagno di sangue che ci aspetta, pensate che solo i costi della macchina elettorale (ancora nuove elezioni) si aggirano intorno ai 500 milioni di euro  ripartiti fra i vari Ministeri interessati, senza parlare della situazione in cui ci troviamo, quella reale.




Come sono pesante, rovinare questo mese con pensieri negativi sulle prossime elezioni, sull’instabilità, la democrazia efficiente, i rincari, le mazzate in arrivo, il pressappochismo dell’ignoranza, occupiamoci invece delle gite fuori porta, anzi dell’estasi di un momento. Si, fissiamo, come in un selfie di fronte al mare o davanti ad un bel piatto estivo, il momento perfetto senza contorni, senza soffermarci né sul prima e neanche sul dopo (che “ci frega” a noi del prima e del dopo, tanto restiamo fregati comunque).




Così oggi 14 agosto voglio parlarvi di un bacio, che a ben pensarci i baci male non fanno, i baci ci fanno sentire felici, sono liberatori, mettono pace, appassionano, entusiasmano, suggellano, scatenano gli ormoni, ACCECANO
Baciare è un mezzo per mettere due esseri così vicino che non riescono a vedere nulla di sbagliato l’uno nell’altro.
Rene Yasenek
E magari anche nulla di sbagliato intorno a noi, anche se per poco, chissà magari funzionerebbe anche con i nostri politici. Se invece di presenziare a destra e a manca con vuoti slogan e proclami si baciassero, forse verrebbe anche a loro un po’ di entusiasmo e sensatezza a fare una sana politica di ricostruzione invece di pensare alle poltrone.




Ma non è di questo mio delirio, complice il caldo, che voglio parlarvi, anche perché tra politici credo che la storia conserverà il bacio tra Leonid Brezhnev ed Erich Honecker immortalati dall’artista sovietico Dmitri Vrubel nel murale ispirato al loro bacio e come scrisse lo stesso Vrubel sotto il murale: “Dio mi aiuti a sopravvivere a questa storia d’amore mortale.”

No, sto parlando di un altro bacio, il bacio che proprio nel pomeriggio del 14 agosto 1945 si scambiarono appassionatamente una giovane donna e un marinaio, Greta Zimmer Friedman e George Mendonça, a Times Square per festeggiare la fine della Seconda Guerra Mondiale, lo scatto più famoso del fotografo Alfred Eisenstaedt, divenuto un’immagine simbolo. 

Ah, la potenza di un bacio…




Di quel bacio vi lascio al racconto dello scrittore e attore Alessandro Ghebreigziabiher:

Vi ricordate quel 14 agosto 1945?
Il 18 febbraio scorso George Mendonsa, o Mendonça, è morto. Aveva novantacinque anni. Divenne famoso per una celebre foto, ma soprattutto per un bacio. Un bacio rubato, letteralmente.
Secondo le cronache dell’epoca, il 14 agosto del 1945 George era a New York e stava guardando un film presso il noto Radio City Music Hall. Era in compagnia di Rita, la donna che sarebbe poi diventata sua moglie, quando alcune persone entrarono in sala e iniziarono a gridare parole che tutti nel mondo stavano attendendo con ansia e speranza.
La guerra è finita.
Una frase meravigliosa, sogno proibito per intere generazioni colpite da un amaro destino e sussurrata al massimo a mente quasi ogni giorno da coloro i quali sono obbligati dalla Storia con la esse maiuscola a ritenere la pace solo un agognato orizzonte, invece che il naturale stato delle cose.
Anche perché esistono conflitti e battaglie di ogni tipo, a questo mondo, la cui colonna sonora non è necessariamente composta da colpi di mortaio e raffiche di mitra.
A ogni modo, George corse fuori insieme a Rita, e cominciò a esultare come un pazzo, alla stregua di tutti gli altri.
Si da il caso che il nostro fosse un marinaio, membro dell’equipaggio della nave da guerra, giustappunto, chiamata con precisione USS The Sullivans (DD-537).
Anche per tale ragione, l’eccezionale notizia gli fece perdere ogni traccia di lucidità.
Così, tra le grida e la confusione, vagando per le strade della Grande Mela, si dimenticò di Lisa e a un tratto si imbatté in Greta Zimmer.
Quest’ultima aveva ventun anni. Era nata nel 1924 in Austria, da una famiglia ebrea. Nel 1939, perciò a soli quindici anni, fu costretta a fuggire dal suo paese in quel momento controllato dai Nazisti, in compagnia delle sue due sorelle minori. I genitori non riuscirono mai a salvarsi e morirono in un campo di concentramento.
All’epoca del cosiddetto V-J Day, il giorno in cui il Giappone si arrese – consegnando la vittoria agli Stati Uniti e determinando così la fine del conflitto mondiale – Greta lavorava come assistente di un dentista.
Non appena apprese la grande novità, come tanti scese anche lei in strada per festeggiare, con indosso ancora il camice da lavoro.
Ecco perché George la scambiò per un’infermiera. Ed ecco perché come tale divenne popolare nell’altrettanto famosa istantanea.
Il marinaio si avvicinò, la prese tra le braccia e le diede un bacio.
Così, l’immagine divenne storia.
Sapete? Mi piace figurarmi la nostra comune vita narrata e testimoniata da fotografie che riempiono un gigantesco album, dal quale prima o poi saremo in grado di ricavare il racconto generale. Potrà risultare incompleto, certo, perché molto si perde oltre i limiti dell’obiettivo di una fotocamera, moderna o meno.
Per questa ragione, sono persuaso che in quella preziosa raccolta non ci siano solo le foto effettivamente scattate, ma anche altre immagini, altrettanto importanti, non meno significative e quanto mai indispensabili per capire cosa è accaduto allora e, soprattutto, ciò che sta succedendo oggi.
Indi per cui, guardo la foto del marinaio che bacia la presunta infermiera, ma poi chiudo gli occhi e vedo altro.
Vedo un’altra foto, nella quale la ragazza ferma il giovane e rifiuta il bacio, risolutamente convinta di esser lei a dover decidere con chi condividere le proprie labbra e quando.
In un’altra ancora è lei a prendere tra le braccia il marinaio e a baciarlo, invertendo i pesi di una narrazione che ancora oggi insiste nel mostrarci l’amore da un unico e arrogante lato.
Di seguito, di scene ne vedo ulteriori, di altri giorni e diversi luoghi, ma tutte intorno al tema celebre, che a quelli come il sottoscritto sembra dire: ti sfido a reggere il confronto con la realtà.
Ebbene, vedo proprio ora altre foto suggestive che a mio modesto parere meritano l’occhio dei più.
Tra tutte, l’abbraccio di una volontaria a un migrante bambino, dove la seconda parola dovrebbe far sentire la prima totalmente inutile quanto inopportuna, il quale ha superato il mare e la paura di non farcela.
Nell’immagine la ragazza lo bacia sulla fronte, quindi il copione ufficiale è rispettato.
Più che mai nella frase che fa da didascalia al tutto, attingendo ispirazione da quel che pensa e prova il piccolo esattamente in quell’istante.
La guerra è finita, ovvero, sono in pace, sono salvo, ce l’ho fatta.
E così via, altre foto invisibili si aggiungono nella mia mente, di incontri magici, tra chi celebra un istante felice e chi si sforza di dimenticare tutti quelli che l’hanno preceduto.
Anche questa è vita da ricordare, pure questa è Storia.
Quella di un numero incalcolabile di persone che sono parte fondamentale di essa e che hanno gioito e lo fanno ancora oggi, malgrado per pochi secondi.
Tutto per un bacio…



P.s. Per Ferragosto provateci, baciate appassionatamente, potrebbe addirittura finire questo delirio... E se non cambia nulla, almeno godrete!




... mantieni la calma e vai avanti.


  • In apertura post Last kiss di Adam Martinakis
  • Le immagini in questo post provengono dal Web e sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio.

mercoledì 24 aprile 2019

Il tempo che brucia e la magia di un fiore



Il tempo è la scuola in cui impariamo, il tempo è il fuoco in cui bruciamo.
da Lentamente camminiamo in questo giorno d’Aprile, Delmore Schwartz

Avrete capito che ho a che fare con il Tempo. In questo periodo della mia vita il nostro rapporto, tra me e il Tempo, è diventato astioso, non chiedetemi di chi sia la colpa, come molti rapporti si è incrinato. Ora siamo nella fase acuta delle ostilità, lo guardo in cagnesco e gli vomito addosso tutte le cattiverie possibili in un susseguirsi di accuse. Lo so! Se continuo di questo passo la nostra relazione non ha speranze, non faccio altro che rinfacciargli tutto e soprattutto vorrei che fosse lui a cambiare a mio piacimento...

Battute a parte mi sfugge il tempo effettivo e sono rimasta intrappolata in quello percepito che sembra velocissimo: "il tempo è il fuoco in cui bruciamo!" Proprio vero, avete presente un foglio di carta quando brucia? Le fiamme divampano rapidamente e lo divorano, così fa il tempo con me: svanisce in una fiammata.

venerdì 1 marzo 2019

Se la cultura umanistica e scientifica lavorassero insieme: M’illumino di più!


Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

Canto XXVI Inferno, Dante Alighieri

Spinta da alcuni fatti di cronaca a gennaio scrissi un post sulla necessità della matematica, se lo avete letto vi sarà chiaro questo mio “bisogno”, in caso contrario vi rimando al post A Satana se permettete preferisco la Matematica.

I commenti al post hanno rafforzato ancora di più la mia convinzione che la rottura avvenuta nel corso del tempo  tra cultura umanistica e scientifica ha prodotto solo danni.

martedì 12 febbraio 2019

Sanremo 2019 la finale vista da Waldorf e Statler.



È finito Sanremo, c’è chi lo vede, chi non lo vede, chi lo odia, chi lo ama e chi non sa nemmeno dov’è Sanremo. Io Sanremo non lo vedo, ma la stanchezza che mi perseguita in questo periodo mi porta a guardare il divano come si guarderebbe un delizioso bignè alla crema dopo una giornata schifosa, così ho guardato allo stesso modo mia madre e le ho detto: sai cosa facciamo stasera ci mettiamo comode sul divano, vicine vicine e ci guardiamo questo Sanremo, dai, tu fai Waldorf e io Statler, i due anziani che trovavano da ridire su tutto, loro hanno il posto  in galleria al Muppet Show, noi abbiamo una posizione privilegiata: IL SACRO DIVANO.

mercoledì 6 febbraio 2019

L’inverno sta finendo, lo dice la marmotta.



Anche quest’anno la marmotta ha parlato: l’inverno sta finendo e la primavera 2019 è alle porte. È dal 1887 che la marmotta Phil fa le previsioni del tempo, ogni anno il 2 febbraio nella cittadina di Punxsutawney, in Pennsylvania, il sindaco con il suo bastone bussa alla tana della marmotta e lei, una volta uscita, rivela le sorti dell’inverno, se rientra subito l’inverno durerà altre sei settimane, se invece s’intrattiene davanti alla folla e alle Tv nazionali, radunate in massa per l’evento, significa che l’inverno è agli sgoccioli e così è stato il 2 febbraio scorso, per Phil il brutto dell’inverno è passato.

mercoledì 30 gennaio 2019

Piscio il cane? Sarebbe meglio ci pisciassero loro, i cani.




È il nuovo tormento: “Scendi il cane che lo piscio”

In questi giorni il “problema” linguistico è rimbalzato ovunque, facendo tuonare dallo sdegno, in fondo si tratta solo di un’espressione gergale, sgrammaticata, ma di regionalismi si tratta, finanche l’Accademia della Crusca è stata tirata in ballo e la tirerei in ballo anch’io, non l’Accademia, ma la CRUSCA per coprire la “merda” che ricopre i marciapiedi. 
Se ci mettessero tanta foga sui social per indignarsi nei confronti di chi non pulisce i "bisognini" del proprio cane forse potremmo finirla di alzare sempre gli occhi al cielo rassegnati, in senso figurato ovviamente perché gli occhi bisogna tenerli piantati a terra per non pestare cacche.

mercoledì 9 gennaio 2019

A Satana se permettete preferisco la Matematica. La medaglia Fields per la matematica di Alessio Figalli.



Chi non conosce la matematica difficilmente riesce a cogliere la bellezza, la più intima bellezza, della natura.
Richard P.  Feynman 

Non si direbbe,  ma siamo nel 2019: benvenuti!

È iniziato talmente da poco che il 2018 è ancora qui con tutto il suo peso, il rischio che corriamo e l’errore più comune è che finiamo per guardarci indietro considerando le nostre scene personali, i quadretti della nostra vita, bella o brutta che sia. Io stessa, potendo,  cancellerei tutto con un colpo di spugna se osservassi solo ciò che mi è accaduto, quello che non ho fatto, quello che avrei dovuto fare ecc. ecc.

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