mercoledì 6 novembre 2019

Aperta la stagione teatrale 2019/2020. Dal Teatro Greco di Siracusa ai numeri vincenti.



Il teatro per la sua intrinseca sostanza è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. Noi vorremmo che autorità e giunte comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità collettiva, come un bisogno dei cittadini, come un pubblico servizio alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco.
Paolo Grassi


Chi mi legge da un po’ oramai sa bene quanto io ami l’arte in tutte le sue forme, una di queste forme è il Teatro. Per ragioni che non sto ad elencarvi, nonostante la mia passione, un’impresa che non mi è ancora riuscita è assistere ad un spettacolo al Teatro Greco di Siracusa, mi manca. 




Mi manca respirare una visione “originaria” del teatro, qualcosa di antico, integrale, anzi meglio: integrato. Iniziato nel V secolo a.C. prevedeva una perfetta fusione con il paesaggio, la collina di Terminite, la vista della città, del mare, un’intreccio armonioso con la natura.


Veduta del Teatro Greco di Siracusa
Dipinto attribuito a Louis François Cassas – fine XVIII sec.



Il teatro era il cuore della vita collettiva della polis greca, tutta la popolazione partecipava alle rappresentazioni e gli spettacoli (tragedie, drammi satireschi, commedie), duravano dall’alba al tramonto. Erano un momento di festa e aggregazione, ma non solo questo, il teatro era espressione culturale, politica, religiosa e anche agonistica, coinvolgeva tutti allo stesso tempo. 




L’organizzazione delle feste era gestita dallo Stato che affidava ad uno dei cittadini più facoltosi la spesa necessaria all’allestimento, il pubblico pagava un prezzo modico per l’ingresso a teatro e per i cittadini più indigenti il prezzo per l’ingresso era corrisposto dallo Stato.

Che spettacolo questo teatro!

Il mio teatro, quello di oggi, si apre con le campagne abbonamento, in autunno inizia la stagione teatrale con i suoi cartelloni, si comincia molto molto prima con la scelta delle compagnie, date, contatti, telefonate, mail, incontri, per arrivare ai titoli in calendario.




Per le compagnie è la scelta degli autori e dei testi, contemporanei, classici, avanguardia, sperimentale, i provini, gli intoppi e poi ci sono loro i registi, gli attori che fanno del teatro il teatro. Nonostante il teatro partecipativo e il declino della regia teatrale, l’attore rimane al centro della scena, tutto ruota intorno a lui e alla sua carica emozionale.




Così la progettazione degli arredi, delle luci, i giochi di prospettive e illusioni. Scenografie fisse, meccaniche, allestimenti astratti, neorealistici, contemporanei o avveniristici. In due parole: lo spazio e la drammaturgia, questo è il teatro.

Dietro le quinte un lavoro enorme che ha come fine il pubblico: ingraziarlo, prevedere i suoi umori e farlo accomodare in poltrona.

Allegria e lacrime, piacere e sudori, realizzazioni e teste contro il muro, niente, poca cosa, tutto si conclude in platea, è lo spettatore a decretare il successo o l’insuccesso. “Mentre può esistere un teatro senza attori, non può esistere un teatro senza spettatori.” 




Ma chi è lo spettatore? Di sicuro non è più il pubblico comunità del passato,  si è spezzettato, una fetta, forse quella più grossa, chiede di essere intrattenuto figlio com’è della televisione, internettizzato fino allo spasmo, segue la logica della notorietà, vuole un prolungamento della Tv, facce note, best seller, tutto dev’essere popolare, niente che svegli le coscienze, che diventi monito, che s’interroghi e faccia riflettere. Chiede un teatro comodo, facile, ma come diceva Bertolt Brecht, per osare una provocazione:
Se la gente vuole vedere solo le cose che può capire, non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno.
Ecco che anche il teatro si frantuma e segue diverse direzioni, la via più praticata è quella numerica, per fare teatro ci vogliono più spettatori, più biglietti, più successo, più contributi. E si, perché c’è uno spettatore che vince su tutti, è la politica che è diventata l’ago della bilancia per i criteri e le modalità di concessione dei contributi. 
Anche quest’anno non sono mancate le polemiche sulle scelte delle assegnazioni dal Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), i contributi che lo Stato destina agli spettacoli dal vivo, sono i numeri ad aver deciso a chi tagliare il contributo e a chi no, gli Enti che i decreti direttoriali hanno penalizzato con i tagli non hanno certo gradito la scelta, come accaduto ad ERT (Emilia Romagna Teatro) che ha subito un taglio di 91.476 euro rispetto alla scorsa stagione. Claudio Longhi e Giuliano Barbolini, direttore e presidente di Ert, non usano parole accomodanti, - l’assegnazione è “l’esito sconcertante che la rigorosa applicazione dell’attuale sistema di riparto del Fus produce, spia dello stato avvilente in cui versa il sistema teatrale nazionale” (laRepubblica)




Il criterio oramai sembra questo, non culturale, ma burocratico, quello che conta per la distribuzione delle risorse sono i numeri, non da circo o magari si, e devono essere numeri vincenti “non è vera e propria censura, ma linteriorizzazione di una strategia che porta a rispondere all’orizzonte delle attese. E un processo che porta a una inevitabile degradazione, alla retrocessione dell’artista, del pubblico, della politica. Ed è un processo parallelo al degrado della cosa pubblica, dove si punta all’unanimità (o alla dittatura della maggioranza). Il teatro, che invece punta da sempre a valorizzare le differenze, se vuole restare vivo e preservare la propria differenza, si deve muovere in una logica diversa, nella consapevolezza che successo mediatico e successo artistico non necessariamente coincidono.” (Oliviero Ponte di Pino, Ateatro)

“È un teatro senza la a, tetro teatro, un genere di risulta, da svecchiare internettizzandolo, rendendolo, in vari modi, più crossmediale. E invece il teatro può essere, e in molti casi è, un controveleno a quella semplicità, a quella velocità, a quella semplificazione che ci sta portando all’esaurimento, alla violenza, al razzismo feroce, all’egoismo, all’invidia, al culto dello stare chiusi nei propri gusci.
È un bisogno di radicalità, di profondità, di ascetismo, in una società dove vincono il compromesso, il superficiale, l’effimero, il superfluo. È la coscienza che l’immaginazione prima o poi il potere lo conquisterà, o alla lunga, nonostante tutte le sconfitte, lo supererà. O semplicemente lo ignorerà. Il teatro, come l’arte vera, è fiducia, artigianato, ebbrezza del vedere nascere qualcosa di simile alla vita, a volte più intenso della vita. Il teatro è fremito, è dialogo, è comunità che si ricrea ogni volta, anche solo tra un attore e uno spettatore, fino ai tempi del deserto. Il teatro, signori miei, (scusate l’azzardo) è indistruttibile.” (Massimo Marino Doppiozero, il tetro che non c’è)

Penso di non dover aggiungere altro, ho preferito lasciare la parola a chi il teatro lo vive, giusto una riflessione più attenta per capire dove siamo e verso dove stiamo andando. Io intanto vado a dare un’occhiata al programma della Fondazione Inda (Istituto nazionale per il dramma antico) di Siracusa per il 2020, magari sarà l’anno favorevole per andare dove vorrei andare io.




Per la 56a stagione il teatro greco di Siracusa  vedrà in scena Le Baccanti di Euripide, Ifigenia in Tauride di Euripide e la commedia Le Nuvole di Aristofane, si inizia il 9 maggio, il tema sarà quello delle “verità nascoste”, personaggi che si presentano in un modo per scoprire infine che sono l’esatto opposto, non tutto ciò che appare è come sembra. 
Chissà perché questo tema mi sembra così familiare, chissà perché…

Non si può vivere senza, l’umanità non può vivere senza il Teatro. Forse un giorno si potrà vivere senza il cinema, ma senza il Teatro è impossibile. Almeno finché esiste l’uomo, finché esiste lo specchio, il riflesso di noi stessi che respira, vivo come noi. L’uomo ha bisogno dell’uomo, di essere riconosciuto, di vedersi di fronte e farsi delle domande, per cui non penso che il Teatro morirà mai.
Emma Dante




... mantieni la calma e vai avanti.

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lunedì 28 ottobre 2019

Halloween e Ognissanti: si potrebbe andare tutti… In Bretagna con mago Merlino.



Giovedì 31 ottobre si festeggia Halloween, l’1 novembre tutti i santi o Ognissanti, me compresa, e il 2 novembre i morti, per tutti si chiamano “ponte”, non ponte tra il terreno e l’ultraterreno, ponte nel senso di vacanza, questo è il significato vero della festa, tutto il resto è cornice. 

Le questioni fondamentali sono 3: Cosa si fa? Dove si va? Cosa si mangia? Dato che in queste occasioni ognuno fa e porta qualcosa, io mi occupo del dove si va, tutti d'accordo? 

mercoledì 23 ottobre 2019

Donne travestite da uomini: La donna è un otre che sopporta pesi e fatiche, dal cinema alla realtà o viceversa.



Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.
Ingmar Bergman


Qualche anno fa a proposito di cinema e genocidi scrivevo:
«Dal 28 dicembre 1895, al numero 14 di Boulevard des Capucines, il cinema ne ha fatta di strada, smentendo soprattutto la famosa frase dei suoi creatori, i fratelli Lumière: «Il cinema è un’arte senza futuro».
Anzi si può affermare che non solo ha mantenuto, ma ha consolidato quella sua prima vocazione “documentaristica”, diventando uno  tra i più potenti mezzi di comunicazione, con un’enorme capacità d’influenza sulle masse.

giovedì 10 ottobre 2019

Peter Handke Premio Nobel per la letteratura 2019.



Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere: basta uno sguardo.
da Il cielo sopra Berlino




Peter Handke 76 anni, scrittore, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, molti ricorderanno il film Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e la sua poesia "Quando il bambino era bambino", ha vinto il premio Nobel per la letteratura 2019«per il suo lavoro influente che con abilità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana».

Lo scorso anno è stato uno dei miei poeti della domenica, rileggiamolo insieme se vi va e... Tanti auguri a Peter Handke, congratulazioni! 

mercoledì 9 ottobre 2019

Ig Nobel 2019: i premi alla scienza che prima fa ridere e poi fa pensare.




La 29a edizione della cerimonia annuale del premio Ig Nobel si è conclusa anche quest’anno nel mese di settembre ed ha decretato i vincitori del premio per il 2019. Lo spirito dell’assegnazione dei premi rimane sempre quello del suo fondatore e maestro di cerimonia Marc Abrahams: gli Ig Nobel rendono onore alla scienza che "prima fa ridere e poi fa pensare".

I vincitori sono arrivati da tutto il mondo nel teatro più grande e storico di Harvard, il Sanders Theatre, a proprie spese per ritirare il premio in denaro contante: 10 trilioni di dollari in valuta dello Zimbabwe (un dollaro dello Zimbabwe vale formalmente 0,002 Euro, ma non viene più usato dal 2009, quando a causa dell’inflazione era arrivato a valere una frazione di miliardesimo di dollaro americano), praticamente privi di valore. Il premio è stato consegnato come accade ogni anno da autentici premi Nobel intervenuti alla cerimonia, forse il premio più ambito è proprio la loro stretta di mano.

mercoledì 25 settembre 2019

Donna, dove vai se la barba non ce l’hai? The Bearded Lady Project.



The Bearded Lady Project:Challenging the Face of Science (Il progetto della donna barbuta: Sfidare il volto della scienza) è nato dall’incontro tra la paleontologa, di fama internazionale, Ellen Currano, la regista e produttrice Lexi Jamieson Marsh e la fotografa Kelsey Vance.  È iniziato tutto come uno scherzo tra Currano e Marsh, due donne che cercano di avere successo in campi dominati dagli uomini; entrambe, tutto è cominciato con una battuta,  sono state d’accordo che  la vita professionale di una donna sarebbe molto più semplice con la barba.

Lo sappiamo tutti che nello scherzo c’è sempre un fondo di verità, qui non è esattamente un fondo, anzi è verità bella e buona, tanto da chiedersi: Donna, dove vai se la barba non ce l’hai?

mercoledì 11 settembre 2019

Anche i grandi pittori dipingono fiori


Tutto è cominciato con il tempo che brucia, quello che ci vorrebbe far correre come saette da una parte all'altra, stile la "fera" di Horcynus Orca:
[...]filava dritta per alto, e filava come avesse la miccia al culo, sprizzando scintille dal suo nuotare...

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