domenica 12 marzo 2017

La poesia: Gabriella Bortoli e Maria D'Asaro. Il Poeta della domenica si veste di amicizia.



Ultimo incontro nello spazio poesia dedicato alle amiche, uno spazio di condivisione delle loro voci, delle loro emozioni, uno spazio dove raccontano se stesse, tra luoghi, immagini e poesia.

Fare rete non significa solo portare avanti iniziative, progettare, lottare per i propri diritti, ma anche parlare solo di noi, dei pensieri che ci attraversano e spesso finiscono con il cadere su un  foglio... 

Beato chi divide col prossimo i pesi della vita!

Il mio nome è Nessuno




Gabriella Bortoli

La poesia è una coda. Ti segue sempre, anche quando non le badi. Pensi ad altro, vivi, ma la tua coda c’è, è sempre stata con te, è nata con te e vede tutto quello che fai,  ascolta quello che dici e cattura le emozioni profonde della tua voce.
Quando ti giri, sai che la tua coda ha raccolto la polvere per te e diventi consapevole dei luoghi che hai attraversato.  
Molto di quello che scriviamo proviene da zone inesplorate della nostra interiorità e da vissuti che hanno bisogno di tempo per diventare polline. Per questo la coda li cattura e ce li trascina dietro  fino a che non arriva il tempo giusto per divenirne consapevoli e iniziare il cambiamento.

Ho una formazione classica, quindi le mie emozioni indossano con grande facilità pepli o scudi. Mi esprimo con poesie sin da piccola, da quando scrivevo di angioletti che piangevano… piangevano!

Ad un certo punto della mia vita ho dovuto chiedermi se alcune mie esperienze non dipendessero da qualcosa che sceglievo senza accorgermene. Decisi di iniziare un percorso di psicoanalisi. Dopo due incontri preliminari il “mio” dottore mi annunciò che  avrei avuto due anni d’attesa prima della terapia. In questo periodo l’urgenza di spiegare al “mio” dottore quello che vivevo si concretizzava in composizioni poetiche come: Penelope, Circe, Ulisse, Sirena, che inviavo per posta.

Il tempo passava ed io cambiavo. Capivo i miei rancori, illuminavo la figura del “mio” dottore con tutte le mie paure, dipanavamo insieme il mio passato e tiravo su delle reti con impigliati ricordi ed emozioni insospettati. E scrivevo.

Il mio modo di scrivere cambiava insieme a me e, alla fine del mio percorso, mi sono trovata a riconoscere che le poesie più antiche grondavano di un dolore dissennato e non mi rappresentavano più. Eppure erano la mia voce di allora, ero io prima dei cambiamenti e della consapevolezza. Che fare? Buttare tutto o….modificare? Mi sono messa a riscriverle, lasciando i sentimenti ed asciugando il pianto. Ne nascevano anche di nuove. Il progetto di “Achei” prendeva forma nella mia mente e nel mio sentire.

Alla fine, quando ormai tutti i miei amici avevano perso la speranza, (“Ma cosa stai facendo? Un cavallo?” mi chiedeva Rossano Onano, che aspettava il manoscritto per preparare la prefazione) nel settembre 2013 è nato “Achei”. 

C’è di mezzo anche l’esperienza del terremoto del 2012, che mi ha resa consapevole che… può accadere di tutto e non abbiamo la certezza di vivere quanto vorremmo.

Ecco, “Achei” è così: sotto il racconto dell’epica greca pulsano le esperienze della mia esistenza.


Ecco perché, secondo me, la poesia è una coda.

Gabriella Bortoli 


Una matta a Parigi - Gabriella Bortoli

         Sarò                          
Navigherò le tue vene
percorrendoti
e ti lascerò salpare.

Non sarò ancora
ma gomena docile
che attende il porto
in cui sognare.

Non gonfierò le tue vele
né ti sarò catena,
solo il rumore dell’acqua
che, desiderosa,
lambisce la chiglia
sarò.

Gabriella Bortoli
Da “Achei – l’esilio degli affetti” Ed  Il Fiorino  2013


Sono nata da genitori emiliani in un paesino dell'Abruzzo, il 13 luglio 1955 e dal 1986 vivo e lavoro a Mirandola, in provincia di Modena.

Dopo studi classici mi sono laureata in Filosofia e da tanti anni insegno Lettere nelle scuole medie inferiori.

Dal 1995 faccio parte del Circolo  di  Poesia "La Fonte di Ippocrene" di Modena qui il link, gruppo molto attivo e di cui si ricorda, oltre ad un Concorso annuale Internazionale di Poesia anche un lavoro poetico sul Duomo di Modena, “Pietreparlanti”, presentato sul sagrato in occasione del giubileo del 2000.

Nel 1998, da gennaio  a maggio, per il Servizio Socio-Educativo del Comune di Modena ha condotto,  presso la Biblioteca Sant'Agnese, un laboratorio di espressività poetica per ragazzi, collegato al Concorso Nazionale "Il Ritorno di Holden" indetto dal Comune di Modena.

Dal 2000 faccio parte della Compagnia Teatrale “La Zattera”, di Concordia.  

A settembre 2013  ho finalmente pubblicato il  mio primo libro di poesie “Achei  -  L’esilio degli affetti” a cui ho lavorato molti anni e che è stato portato in scena dalla mia Compagnia Teatrale “La Zattera” nel giugno 2015 a Concordia s/Secchia. Achei ed altri testi (Borges, Pavese) hanno composto la sceneggiatura di uno spettacolo su una conquista: 

dall'umanità perduta nell'illusione della guerra, della seduzione e dell'immortalità, al viaggio a ritroso, raccogliendo il tempo e i segni da comprendere, sino al risveglio: l’approdo all’isola ben definita della nostra (effimera) identità. Solo così il ritorno ad Itaca  sarà  possibile.

Nel 2015, insieme ai compagni de “La Fonte d’Ippocrene”, ho pubblicato alcune liriche nell’Antologia di RossoPietra “Voci accanto”.
Mie poesie sono apparse nelle raccolte edite da “Consulta Libri e Progetti per la giornata della poesia a cura dell’Unesco : “Il dolore degli ultimi, il respiro del vento” del 2011, “Approdi” del 2012, “Epicentro” del 2013 “La donna, il mondo” del 2014, “Madre terra” del 2015 e “Migrazioni” del 2016 per cui ha ricevuto un Premio come Primo Classificato nella Sezione Breve raccolta di Poesia Edita del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo” di Guidonia (Roma).

Gabriella Bortoli


Amiche - Gabriella Bortoli
     Ifigenia
A rendere propizi venti                                          
mi chiami, favolando
attesa di sposo lontano,
ma il lampo dei tuoi occhi
è fuoco di volontà nascosta.

Flautato, mi induci
al viaggio dell’assenso
mentre respiro l’inganno.

Troppo dolore vedere:
preferisco salire sulla nave
fingendo emozione la paura.

Vele bianche
come abito nuziale
si aprono tese                  
all’oracolo di morte.

Gabriella   Bortoli
Da “Achei – l’esilio degli affetti” Ed  Il Fiorino  2013


Venezia, panni stesi - Gabriella Bortoli


Maria D'Asaro

Perché scrivo?

Intanto cito  la canzone Cyrano  del nostro Francesco Guccini, quando dice:
“Quando sento il peso di essere sempre sola, mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo …”
Scrivo perché è una delle cose che riesco a fare discretamente. Ad esempio, ho imparato a recensire romanzi e saggi e lo faccio con piacere.

E poi mi riconosco in molte delle ragioni citate da Primo Levi nel saggio  L'altrui mestiere (Einaudi, 1985) da qui:

Perché si scrive, secondo Primo Levi?
1) Perché se ne sente l'impulso o il bisogno. È questa, in prima approssimazione, la motivazione più disinteressata. L'autore che scrive perché qualcosa o qualcuno gli detta dentro non opera in vista di un fine; dal suo lavoro gli potranno venire fama e gloria, ma saranno un di più, un beneficio aggiunto, non consapevolmente desiderato: un sottoprodotto, insomma. (…)
2) Per divertire o divertirsi. Fortunatamente, le due varianti coincidono quasi sempre: è raro che chi scrive per divertire il suo pubblico non si diverta scrivendo, ed è raro che chi prova piacere nello scrivere non trasmetta al lettore almeno una porzione del suo divertimento. (…)
3) Per insegnare qualcosa a qualcuno. (…)
4) Per migliorare il mondo (…)
5) Per far conoscere le proprie idee. (…)
6) Per liberarsi da un'angoscia. (…)
7) Per diventare famosi. (…)
8) Per diventare ricchi. (…)
9) Per abitudine. (…)

E poi come non riconoscermi anche in queste affermazioni di Italo Calvino:
"Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto". “... Scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi… Dall’altro lato delle parole c’è qualcosa che cerca di uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione”.

Maria D'Asaro


Maria D'Asaro

Stanze
In silenzio …
Attraversale in fretta,
Con fecondo fervore creativo.
Scrivi.

Maria D'Asaro, I petit onze


Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne con la collana 1917


I petit onze nascono da una sorta di necessità interiore. Li scrivo quando ho l’urgenza di liberarmi di qualcosa.

Prendo a prestito, a questo proposito, le cose bellissime che Rainer Maria Rilke scrive a "A Franz Xaver Kappus” nello splendido libro epistolario “Lettera a un giovane poeta”

Parigi, 17 febbraio 1903

                                                                                   Caro Signore,

 (…) Mi domandate se i vostri versi sono buoni. Lo domandate a me. Lo avete già domandato ad altri, li mandate alle riviste, li confrontate con altri poemi e vi allarmate quando certe redazioni scartano i vostri tentativi poetici. D’ora innanzi (poiché mi avete permesso di consigliarvi), vi prego di rinunziare a tutto ciò Il vostro sguardo è volto verso l’esterno. E’ questo, innanzitutto, che non dovete più fare. Nessuno può portarvi consiglio o aiuto, nessuno. Entrate in vi stesso, cercate il bisogno che vi fa scrivere: esaminate se trae le sue radici dal profondo del vostro cuore. Confessate a voi stesso: morireste se vi fosse vietato di scrivere? Questo, anzitutto, chiedetevi nell’ora più silenziosa della notte: ”Sono veramente costretto a scrivere?”. Scavate dentro di voi in cerca della più profonda risposta. Se questa risposta sarà affermativa, se voi potrete far fronte ad una così grave domanda con un forte e semplice: “Io devo”, allora costruite la vostra vita secondo questa necessità. La vostra vita, fino nella sua ora più indifferente, più vuota, deve diventare segno e testimone d’un tale impulso. Allora avvicinatevi alla natura. Provate a dire, se voi foste il primo uomo, quello che voi vedete, quello che voi vivete, amate, perdete. Non scrivete poemi d’amore. Evitate all’inizio questi temi troppo comuni: sono i più difficili. (…)Dite le vostre tristezze, i pensieri spontanei, la vostra fede in una bellezza. Dite tutto ciò con sincerità intima, tranquilla e umile. Utilizzate, per esprimervi, le cose che vi circondano, le immagini dei vostri sogni, gli oggetti dei vostri ricordi. Se la vostra giornata vi sembra povera, non accusatela. Accusate voi stesso di non essere abbastanza poeta per chiamare a voi le sue ricchezze. Per il creatore niente è povero, non esistono dei luoghi poveri, indifferenti. Persino se voi foste dentro una prigione le cui mura soffocassero tutti i rumori del mondo, non vi resterebbe sempre la vostra infanzia, questa preziosa, questa regale ricchezza, questo tesoro di ricordi? Volgete ad essa lo spirito.  (…) Un’opera d’arte è buona quando è nata dalla necessità. E’ la natura della sua origine che la giudica. Perciò, caro signore, non posso darvi altro consiglio che questo: entrate in voi stesso, esplorate le profondità nelle quali la vostra vita ha la sua fonte. E’ la che troverete la risposta alla domanda: “devo creare?”. Cogliete il suono di questa risposta senza forzarne il senso. Forse risulterà che l’Arte vi chiama. Allora prendete questo destino, portatelo col suo peso e la sua grandezza, senza mai esigere una ricompensa che possa venir dal di fuori, perché il creatore deve essere per se stesso tutto un universo, tutto deve trovare in se stesso e in quella parte della natura alla quale si è unito.
                                                                                                                 Rainer Maria Rilke


Il bagolaro spoglio - Maria D'Asaro


Chissà…
Cosa sente
Un pappagallo verde
Su un bagolaro spoglio …
Canta.

Maria D'Asaro, I petit onze



Una splendida creazione di Adriana - Maria D'Asaro


Illumina
La vita
Tessendo ogni giorno
Di perle un’allegria,
Colorata.

Maria D'Asaro, I petit onze




Maria D'Asaro, vive in un'isola ed è affascinata dal mare: mari da sognare, mari da scoprire, mari da solcare...


In un tema di quarta elementare, Maruzza scriveva di voler fare l'insegnante, l'assistente sociale, la giornalista e l'ambasciatrice. Dopo essere stata una psicopedagogista - incrocio tra una psicologa, un'insegnante e un'assistente sociale - adesso insegna in una scuola media e collabora con un giornale: "100NOVE". Per fare l'ambasciatrice o entrare in politica ... deve capire almeno l'inglese.


Andromaca
Difficile
Il ruolo
Che la storia
Un giorno ti impose,
Andromaca. 

Maria D'Asaro, I petit onze    



Giorgio De Chirico, Andromaca


"Maruzza" la incontrate nel blog Mari da solcare qui il link o tra le pagine di 



Mendicante
di dolcezza,
te ne andrai
senza averne gustato abbastanza,
digiuna.


Maria D'Asaro, I petit onze    



Fabrice Backès, La piccola fiammiferaia

___________________________________________


La grande paura

[...]

All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.


Piera Oppezzo, da Donne in poesia



#difendiamolapoesia #8marzo #difendiamolefonti e per quanto possibile citiamole sempre

12 commenti :

  1. Uno spazio interessante e complimenti alle autrici.
    Saluti a presto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Cavaliere, un momento "intenso" di vicinanza...
      Serena settimana

      Elimina
  2. Grazie, Santa carissima, della tua ospitalità generosa e affettuosa! E complimenti a Gabriella Bortoli: mi ha intrigato parecchio la sua metafora della coda. E poi, che coincidenza il nostro gemellaggio culturale e professionale: anch'io, come lei, dopo studi classici mi sono laureata in Filosofia e da tanti anni insegno Lettere nelle scuole medie inferiori! Un caro abbraccio. Buona domenica e buona settimana.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vi ho volute vicine, Maria, farvi incontrare per certe sfumature che vi uniscono. Per me, anche dedicare un po' del mio tempo/spazio ad una cara amica lontana che stimo molto e con cui abbiamo condiviso intensi momenti di poesia e amicizia e ad una cara amica lontana che sa raccontare con perizia e sensibilità la vita.
      Un abbraccio forte e una serena settimana.

      Elimina
  3. Trovo stimolante conoscere nuove poetesse e poter quindi conoscere nuove produzioni e punti di vista emotivi diversi dal mio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono confronti che trovo anch'io molto importanti, Daniele. Anche ammirare la forza che si ha nel raccontarsi e dare agli altri qualcosa di sé.
      Buona settimana.

      Elimina
  4. Che meraviglia queste condivisioni, queste poetesse che ci tessono tele bellissime e ci fanno scoprire la loro arte in piena umiltà..dallo psicanalista all'amore per il mare..
    Tutto da leggere da gustare da imparare, soprattutto la loro modestia.e bravura.
    Grazie Santa di avercele fatte conoscere

    Bacio serale!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie carissima Nella. Raccontandoci ci arricchiamo ed è una forza. In ogni cosa che scriviamo lasciamo tracce di noi... e leggendo gli altri scopriamo qualcosa che ci era sfuggito, ma come dice Gabriella ci pensa la "coda" a raccogliere in nostri passaggi ;)
      Ci vorrebbe anche un bel colpo di coda a spazzare tutto quello che non dovremmo "trattenere"... Cerchiamo di allenarla questa coda.
      Un abbraccio e una serena settimana.

      Elimina
  5. Bel post interessante e pieno di sentimenti.
    Complimenti alle autrici di queste poesie.
    Un Grande Calvino - quando dice "Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto". “... Scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi… Dall’altro lato delle parole c’è qualcosa che cerca di uscire dal silenzio, di significare attraverso il linguaggio, come battendo colpi su un muro di prigione”. Come non essere d'accordo con lui :-) Buon pomeriggio ed ottimo fine settimana in arrivo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La scrittura, cara Arwen, a volte non è facile. È un intreccio di "pudori", di appelli... o anche un esercizio di stile. Non è mai facile darsi agli altri, perchè spesso diventa complicato anche ascoltarsi, quel "muro di prigione", appunto, dove battiamo colpi.
      E come non essere in accordo con le parole, come scrivi tu, del Grande Calvino...
      Un sereno fine settimana anche te.

      Elimina
  6. P.S. Bellissima l'immagine di questa panchina di legno davvero particolare :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È una panchina, Arwen, situata nel parco della villa studio del pittore Frederic E. Church ad Olana, sul fiume Hudson. Fotografata da Rehan Lashari.

      Elimina

Torna su