mercoledì 20 dicembre 2017

Le parolacce: parole dette a ca, a caso. Nuove idee per i regali di natale, per grandi e piccini.



Le parolacce, per me resteranno sempre un mistero. Parole dette a ca, a caso, non ne ho mai capito un gran che il senso. Non stupitevi, ci sono altre cose di cui sbalordirsi. 

A questo punto vi chiederete giustamente del perché ne parlo. Lo spunto è arrivato dalla pubblicazione del libro “Il bambino che sbagliava le parolacce” dell'amico scrittore e blogger Nicola Pezzoli, un assaggio lo travate nel post qui, insieme ad un boccone sulle mie figuracce; la spinta invece arriva dal largo uso che se ne fa, provate ad ascoltare in giro, a leggere, oramai sono entrate nel linguaggio quotidiano, hanno sostituito il vecchio intercalare “cioè”.  

Quando non si sapeva cosa dire, quando sfuggiva un avverbio, quando il colpo di tosse per guadagnare tempo non veniva, si usava la parolina magica: “cioè”.

Cioè è sparito quasi definitivamente per lasciare il posto ad un altro lemma, come direbbe un fine linguista, che sempre per C comincia. Quelli del tutto e subito avranno di già esclamato: “Cazzo! Sbrigati e arriva al dunque”. Eccola la parola più gettonata, cazzo. Per chi non lo sapesse, dubito fortemente, è sinonimo dell’organo genitale maschile, il pene.
Che di sinonimi ne ha parecchi. Riporto fedelmente dalla voce “cazzo”, in sinonimi e contrari, della Treccani:

cazzo /'kats:o/ [etimo incerto], volg. -  s. m. 1. [organo genitale maschile] (non com.) asta, (pop., tosc.) bischero, (lett.) fallo, (volg.) fava, (pop.) mazza, (anat.) membro, (merid., volg.) minchia, (anat.) pene, (merid., volg.) pesce, (ant.) piolo, (fam.) pipì, (region.) pirla, (fam.) pisello, (eufem.) strumento, (pop., volg.) uccello, (lett.) verga, [di grosse dimensioni] (volg.) nerchia, [spec. quello dei bambini] (fam.) pisellino, [spec. quello dei bambini] (fam.) pispolino, [spec. quello dei bambini] (fam.) pistolino, [di grosse dimensioni] (scherz.) sberla. sesso. Espressioni: fig., un cazzo [nulla, niente, spec. in contesti negativi: non capisci proprio un c.] (volg.) una sega, un cavolo, un corno, un tubo; fig., testa di cazzo [come s. m. e f., persona poco intelligente o sleale, anche come epiteto ingiurioso] (volg.) coglione, cretino, imbecille, (volg.) stronzo, stupido, (eufem.) testa di cavolo. Locuz. prep.: volg., a cazzo (di cane) [in modo approssimato e grossolano: un lavoro fatto a c.]… (da Traccani)


parolacce- tomas milian-


E se il “cazzo” è oramai sulla bocca di tutti, c’è sovrabbondanza di esclamazioni, pensate a vaffanculo, merda, cagare… Da qualche parte ho letto (mi sono dovuta documentare data la mia ignoranza in materia) che ne diciamo mediamente 1 ogni ora, ma le statistiche spesso difettano.  

Un dato positivo, ho voglia di dire anch’io delle stronzate (il termine, dato l’argomento, mi pare più che appropriato), è la parità uomo-donna, se prima era disdicevole per le donne usare le “cattive parole”, adesso siamo pari. Ah già, che stupida, dimenticavo, prima eravamo il “gentil sesso”, oggi siamo le “cattive ragazze”, si tratta di allinearci al ruolo.




Battutacce a parte, a dispetto del rapporto Global Gender Gap Index 2017 del World Economic Forum, che colloca l’Italia sulla parità all’ 82esimo posto su 144 paesi analizzati, nel settore parolacce l’uguaglianza di genere mi pare più che assicurata. Roba da andarne fieri! Addirittura l’uso è transgenerazionale, anche i bambini ne hanno acquisito la padronanza, come mi raccontava (con profonda amarezza) la mia amica, già in prima media usano con disinvoltura termini come cazzo e pompino e non vado oltre, mi mantengo sulle stupidità, perché vi assicuro c’è da restare inorriditi. Che dire, non ho parole e io men che meno parolacce. 

Concedetemi però una considerazione: a tanta padronanza sulle parolacce corrisponde altrettanta ignoranza dell’italiano. Si scrive male, si parla un italiano elementare, si legge pochissimo e i giovani non hanno neanche la capacità di gestire un ragionamento logico-sequenziale. La chiudo qui.

Sicuramente no, ma se qualcuno stesse pensando che è il frutto dello sfacelo dei tempi moderni, sbaglia di grosso, il linguaggio c.d. osceno è antico quanto l’uomo, bestemmie e parolacce esistono dall’antichità, non mi riferisco al medioevo, parlo dei romani, dei greci, fino ad arrivare agli egizi del 3000 avanti Cristo.


vito tartamella


A raccontarlo Vito Tartamella, autore del libro “Parolacce“, il primo studio psicolinguistico sul turpiloquio pubblicato in Italia (oltre 21mila copie in 5 edizioni: 3 per Bur/Rizzoli, 1 per Gruner+Jahr/Mondadori, e ora una in self publishing digitale). […] E soprattutto ho scoperto che, studiando le parolacce, si possono toccare molti campi lontani fra loro. Solo la psicologia può spiegare perché il pene è un jolly linguistico che può esprimere sorpresa (cazzo!), offesa (cazzone), elogio (cazzuto), noia (scazzo), rabbia (incazzato), approssimazione (a cazzo). E altre risposte arrivano dalla sociologia (perché negro è un insulto?), dal diritto (perché chi offende il presidente della Repubblica rischia 5 anni di galera?), dalla religione (perché la bestemmia è punita duramente?), dall’antropologia (perché il sesso e gli escrementi sono tabù?) dall’arte (perché si usano “parole sporche” per provocare o per divertire?)… Continuate a leggerlo sul suo blog Parolacce 

Così se il commediografo greco Aristofane già nel  V° secolo a.C. aveva compreso che le parolacce fanno ridere, il poeta romano Marziale il I° secolo d.C. scriveva: «… Questa è la legge del poeta smaliziato: non può piacere se non è un po’ sboccato».

Parolacce non solo per offendere, ma uno strumento davvero efficace per arrivare al popolo, e questa è anche storia recente e non parlo di arte, mi riferisco alla politica, chi non ricorda il V-Day, il  Vaffanculo-Day promosso da Beppe Grillo a sostegno dell’iniziativa Parlamento pulito.


beppe grillo


Non c’è che dire, la parolaccia piace, è immediata. Richard Stephens, docente della facoltà di psicologia alla Keele University, nel Regno Unito, sostiene che il turpiloquio serve soprattutto a "decomprimerci", una sorta di valvola di sfogo. […]“una ricerca della Northern Illinois University ha dimostrato che un oratore è più persuasivo se nel suo discorso inserisce una "cattiva parola". Il fatto che si tratti di vocaboli dal forte impatto emotivo è dimostrato anche da un'altra ricerca che ha scoperto che aumenta la sudorazione di un pubblico che ascolta una parolaccia. Il turpiloquio è dunque emotività, relazione sociale, persino calmante
[…]ha fatto notare Stephens – "Le stesse ingiurie risuonano dalla cabina di pilotaggio nella scatola nera di aerei caduti in disastri di vario tipo. E' una delle prove che le parolacce, per quanto scandalizzino, sono la lingua della vita e della morte". Continua su Fanpage Scienze 


il mio libro delle parolacce da colorare


A conti fatti dire le parolacce pare faccia bene, ci calma, aiuta addirittura a socializzare, in questo universo di profonde contraddizioni ecco che la parolaccia quasi quasi ci rende tutti più buoni e allora lasciamo stare la troglodita educazione civica, la cultura, le belle letture, diamo una svolta con nuove idee per i regali di natale, per grandi e piccini, regaliamo libri di parolacce.

“Prova anche tu, è un’esperienza veramente rilassante, e terribilmente divertente!”, la pensa così Procrastinatore con “Il mio libro di parolacce da colorare”.

Un album da colorare con ingiurie e insulti, dopo (ritiene) ci si senta meglio, anzi finito di colorare “puoi staccare la pagina, incorniciarla e appenderla o spedirla al tuo peggior nemico/nemica (o al tuo migliore amico/amica…)”.


il mio libro delle parolacce da colorare


L’arte oratoria, la retorica, la logica, che ce ne frega a noi, avremo la padronanza del turpiloquio. Ma vuoi mettere, non c’è paragone!
Mi torna in mente una battuta di Paolo Rossi:
“Come diceva Zarathustra: nella vita, che tu cammini e ti muovi, o siedi e aspetti, prima o poi uno stronzo lo incontri.”
Meglio non incontrarlo impreparati e saper rispondere a tono, io personalmente mi attrezzerei semplicemente con paletta e sacchetto, ma io non faccio testo.

Va be' va. Evviva la fi, la fi, la fine dell'anno...


Grazie per il video a Elio e le Storie Tese



 Abbiate cura di voi!

  • Le immagini in questo post sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio.

42 commenti :

  1. Cara Santa, oggi il mondo una dei linguaggi non sempre appropriati, sono parole dette in un momento che vuoi sfogarti di qualcosa!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Ognuno di noi usa le parole che conosce, Tomaso. A volte solo per abitudine o perché non ha altri argomenti. Capisco che gestire la rabbia non è facile, mi dispiace solo per la povertà di linguaggio che c'è in giro.
      Tanti abbracci e sorrisi anche per te e soprattutto auguri affettuosi a te ed ai tuoi cari.

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  2. In Italia non da adesso ma da quasi sempre si legge pochissimo e malissimo. L'estate scorsa una giornalista intervistava maturandi, ma non di un liceuzzo di provincia, del fatidico Giulio Cesare di Roma, dove si entra per esamino con numerus clausus. Ebbene sbagliavano i coniuntivi, infarcivano le frasi di cioè, non legavano le frasi fra loro. Anche a domande di letteratura latina o
    greca le risposte -scusami ma resto in argomento. facevano cagare. Io ti dico che se dovessi affrontare l'esame di maturitá lo farei senza studiare un solo minuto e sono certo che sarei maturo con più di 70. A occhi chiusi. Io mi sono maturato al Padre Alberto Guglielmotti di Civitavecchia nel 1952. Molti professori volevano venire ad insegnare in quello che era considerato uno dei migliori cinque del Lazio. Da allora non ho più aperto un testo di italiano o latino o greco o filosofia o matematica.
    Quelli della mia classe, chiamata "legione straniera" ce la farebbero ancora. Io con 10 in italiano, 8 in latino 8 in greco, storia, filosofia, 9 in storia dell'arte e 6 in matematica 7 in scienze, alla maturità ero appena quarto su 24 maturi. Mio cugino, che ora non c'è più, aveva soltanto un 6 in italiano poi cinque volte 10 ed era il primo di noi. Allora i 10 NON li regalavano.
    Ascoltata in Italia -io vivo in Germania- in estate una coversazione tra giovani di meno di 20 anni, una lei ed un lui.
    Lei-Ma che je dai retta a quelo stronzo, ma perché nun lo manni a cagà?
    Lui- Perche tanto nun capisce un cazzo.
    Lei- E tu che cazzo che vai affà?
    Lui- A piallo per culo.

    Bello no?

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    1. È proprio questo, Vin, la povertà di linguaggio di cui ho scritto a Tomaso e che tu lucidamente hai espresso nel dialogo tra i due ragazzi.
      A volte ascolto dialoghi assurdi, parole dette a caso, come le parolacce d'altronde, ché di senso ne hanno poco, potrei gridare a qualcuno "brusazzo" e farlo persino imbestialire, ma non ha alcun significato, è inventata, basta il tono, l'enfasi e comprendiamo quello che ci va di capire. Ecco, capire è più complesso, abbiamo perso l'allenamento al ragionamento, la logica sembra non esistere più. Siamo sommersi da slogan, concetti semplici, anche i romanzi, il cinema sembrano avvelenati dalla banalità, come se non fossimo più capaci di far lavorare il cervello. E dalla dalla, mi sa che si atrofizza questa materiuzza che abbiamo nel cranio.
      E per rispondere alla tua domanda, che tristezza, il teatrino dell'assurdo :)
      Accipicchia Vin, nella tua classe avrei avuto seri problemi di autostima, non oso pensare al QI...

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    2. Tieni presente che noi alla maturità portavamo il programma di cinque anni, due di ginnasio e tre di liceo. A me fecero domande incredibili, roba scritta in piccolo sul primo libro di grammatica greca. Cavilli insomma richiesti a che aveva 8 in scritto.
      Allora troppo pignoli, volevano che si fosse quasi saccenti; oggi se ne fregano ed il sei è già scontato. Non so quale sia il metodo più infimo.

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    3. Da noi allo scientifico è stato diverso, ma erano già altri tempi. Io credo che molto dipenda dagli insegnanti, soggettivamente, sono loro a saperti trasmettere cultura, i programmi e le trasformazioni didattiche sono l'ennesima sconfitta partorita dalla burocrazia.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Un post divertente e gustoso. Unica nota triste è quella , se ho inteso bene, che si evince dal commento di Vincenzo, ossia che oggi la parolaccia tende a sostituirsi a frasi di senso compiuto e che molti giovani a parte la parolaccia, hanno poca dimestichezza con la lingua italiana e con i congiuntivi. A questo aggiungici la maleducazione, che secondo me ha portato all'imbastardimento e volgarizzazione della parolaccia che invece in altri contesti ci sta anche e bene!

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    1. Hai proprio colto, Daniele. Difficoltà di analisi, logiche, il c.d. analfabetismo funzionale che ha numeri altissimi, sembriamo destinati all'imbarbarimento, so che può sembrare esagerato, ma tra copia e incolla, poca lettura, concetti smorzati ed elementari, sembriamo alla deriva.
      La maleducazione è frutto anche di altri problemi, modelli imperanti di furbizia e arroganza. Insomma, un bel pasticcio e non culinario, che in periodi di feste sarebbe ben gradito ;)

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  5. Ciao Santa,
    1) quella striscia è una delle prime che ricordo bene dei Peanuts, perché mio padre le ha lette fin dall'inizio e ci sono cresciuto insieme e quando una volta mi dimenticai delle parole di Charlie Brown, le presi davvero di brutto
    2)la prima volta che dissi un Porca Madonna a tavola c'era ancora mio nonno. mi avevano fatto davvero girare le scatole quella sera e mi usci' dalla bocca. Piu' tardi uscii sul balcone dove mi raggiunse mio nonno. mi offri' una sigaretta ed erano in pochi quelli che sapevano che ero già diventato un fumatore. Lo ringraziai in silenzio e ce la fumammo guardando le stelle ma dopo aver lasciato i mozziconi in un posacenere lui mi prese per una spalla e mi disse "Adesso torni dentro e chiedi scusa a tutti per come hai parlato".
    3)ultimamente noto che le ragazzine anche delle medie sono sboccatissime.

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    1. Ciao And, credo sia un fatto di abitudine e conoscenza, per me sarebbero una forzatura, anzi ti confesso che a dirle mi viene da ridere, ti sembrerà strano, ma le trovo senza senso. Anzi anni fa feci una scoperta eccezionale, durante un alterco, alla guida ci trasformiamo, con una signora che iniziò a riempirmi d'insulti (avesse avuto almeno ragione) io scoppiai a ridere, ma a ridere a crepapelle. Sconcertante, fu peggio che averla bastonata, la mia risata la inferocì. Ridere è un'arma micidiale, altro che parolacce.
      Sulle donne, cosa vuoi che dica, siamo continuamente vittime di vessazioni e l'unica cosa che siamo capaci di fare è imitare un linguaggio sessista e umiliante, ma credo non se ne rendano neanche conto. Mi è capitato di riprendere delle conoscenti, faccio anche questo :D, cercando loro di spiegare che non possono parlare di maschilismo e poi perpetrarne i costumi, è un discorso lungo...
      Anch'io ho avuto un'esperienza simile, come ho raccontato nel post sul libro di Nicola, anche se diversa, la mia dettata da cocente ingenuità e senza neanche avere un nonno in gamba come il tuo...

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  6. Beh, Grillo per me può andare proprio aff... al V-Day XD
    Interessante articolo, specie per un parolacciaro come me.
    È vero, comunque, che hanno un potere particolare. Venne dimostrato che, dicendo parolacce/bestemmie mentre proviamo dolore fisico, reagiamo meglio allo stesso, ci sfoghiamo davvero.

    Moz-

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    1. Ho messo proprio il link a Fanpage Scienze, Moz, si parla proprio dell'esperimento del dolore con due gruppi, uno autorizzato a dire le parolacce, l'altro no.
      Ecco perché non sopporto più il dolore! Non me ne va bene una, le parolacce che potevano darmi una mano... Si dice che la paura si allenta cantando, magari funziona anche con il dolore. Io provo a cantare a squarciagola e sono pure stonata, meglio non farlo in compagnia però, sennò sai che concerto di parolacce intorno ;)

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    2. E che problema c'è, sarebbe un coro fantastico XD

      Moz-

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    3. E il mio assolo, Moz? Coprirebbero la mia dissonante performance, e io che pensavo di dare una svolta... ahahah ;)

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  7. 😂😂😂😂 Zarathustra era troppo togo 🤪!!! Anch’io, soprattutto quando mi in.. mi arrabbio, non vado tanto per il sottile!!! E non sai quanto sia liberatorio un vaffa, anche non detto, solo mimato, girando le spalle, ad esempio, è andando via dal teatro dello scontro. Io poi, credo di avere un volto che parla da solo, senza bisogno della voce. Ma a volte è persino divertente dire qualche parolaccia. E poi, sono sempre stata convinta che la volgarità passi, molto spesso attraverso altri atteggiamenti.

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    1. Ovvio, dobbiamo proteggere il più possibile i bambini. Dette da loro hanno tutto un altro effetto

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    2. Dietro ogni lingua c'è una civiltà, carissima Bibliomatilda, il mio timore è l'impoverimento, come l'esempio dei due giovani che ha fatto Vincenzo. Per il resto, figurati... Per me non hanno senso e quando ho provato a dargliene uno ho fatto delle figuracce mostruose, a me fanno ridere, alcune le trovo straordinariamente fantasiose, come leggere una poesia di Maraini :)
      [...]Io invece vissi ai tempi laccheroni
      degli ùzzeri bagiosi e guazzacagni;
      s’andava lornogorno a brencoloni
      tra làlleri, gaglioppe e trucidagni;
      d’inverno si zurcavano le precchie
      cazzando lorigucci e naderlini...
      Ai bambini leggerei questa e tante altre, si divertirebbero da matti ;)

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  8. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
    Il turpiloquio esiste dalla notte dei tempi, l'importante è sapere come, quando e dove esprimerci con le parolacce e capire se possiamo evitare di farlo.
    Un abbraccio.

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    1. E tanto buon senso, cara Francesca, e delle buone letture che quelle si non andrebbero mai evitate ;)
      Un forte abbraccio anche a te e un mondo di bene. Tanti auguri.

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  9. Alcune parole sono diventate ordinarie, la vera novità sarebbe un linguaggio più pulito e soprattutto anche un galateo che in questa società latita.
    Saluti a presto.

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    1. Sottoscrivo Cavaliere, una buona dose di gentilezza ci farebbe fare un balzo in avanti.
      Tanti auguri di buone feste insieme all'affetto dei tuoi cari.

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  10. Segno dei tempi? Se ne dicono di più oggi? Forse sì, siamo più sbracati, la politica, regina in tv, le ha da anni sdoganate (non solo Grillo, ma prima la Lega e certa destra), mentre chi è politicamente corretto tende a non dirle, a trattenersi, almeno in pubblico. Io ne dico molte, non sono politicamente corretto, Elle, che abita con me da qualche anno si è accorta che in zona se ne dicono molte ("tirare giù i porchi", è l'espressione colorita riferita al dire le parolacce). Bel post, che colpisce come sempre, con ironia e cultura alta (e bassa, che ci vuole).

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    1. Grazie Alli, ahahah mi piace "tirare giù i porchi", visto che hanno (avevano) le ali ;) (battuta)
      Credo che all'origine di tutto ci siano i tabù, in fondo, poi, a pensarci bene siamo pieni di profonde contraddizioni. A me è accaduto di usare il termine "vagina", appropriatamente in un discorso, e mi è stato detto: shhh, parla piano. Qualcun altro intercalava a voce normale con "cazzo" e nessuno si è sognato di dire abbassa la voce.
      Siamo in un mondo di folli :D

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  11. Brutto da dirsi, ma io alcune parolacce le uso anche come intercalare....oddio il libro delle parolacce da colorare porta il tutto a un'altro livello!

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    1. ahahah Benvenuta Federica, abitudini. Peccato che con la stessa disinvoltura non si parli un buon italiano, non parliamo poi delle lingue straniere. Spesso dimentichiamo anche l'esatto significato di alcuni termini e li adoperiamo in maniera del tutto sbagliata.
      Ma come dici tu, con i disegni passiamo ad un altro livello :D
      Anche se io, sarò antiquata, appeso al muro preferisco un bel quadro e da spedire una lettera, ma come ho già detto: non faccio testo ;)
      Un caro saluto e buone feste.

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  12. Scusa l'off topic ma volevo augurarti un felice Natale di tutto cuore ed anche un nuovo anno foriero di gioie e risvolti di vita indimenticabili.

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    1. Ma grazie di cuore, Daniele. Quali scuse, semmai a scusarmi dovrei essere io per la mia assenza. Spero di recuperare i prossimi giorni che avrò un pochino di respiro... Intanto auguro anche a te ciò che più desideri e soprattutto tanta serenità, quella aiuta ad affrontare tutto il resto...
      Un fortissimo abbraccio.

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  13. Ciao Santa, che post interessante.

    Ciao Santa, che post interessante. Provo a dire la mia, anche se non è facile perché il modo in cui parliamo è effetto della cultura in cui viviamo, e la cultura in cui viviamo è frutto di molti elementi diversi, soprattutto oggi, in cui immagini e informazioni viaggiano velocissimi, immediati.
    Vorrei innanzitutto dire che sempre più mi rendo conto di quanti danni stia facendo il “permissivismo” che in pedagogia ha preso piede negli ultimi decenni. Può sembrare che stia andando OT ma non è così. Ormai le figure educative nel loro complesso hanno così timore di provocare traumi ai bambini e agli adolescenti che i “No”, le difficoltà, i compiti da assumere e da portare a compimento DA SOLI sono divenuti un ricordo lontano (e le scelte ministeriali a livello scolastico avallano e impongono in tal senso), con le conseguenze sotto gli occhi di tutti, a livello educativo, comportamentale, culturale. Naturalmente non è l’unico motivo, ma ha il suo peso. L’avete fatto notare tutti, nel post e nei commenti: la proprietà di linguaggio è andata a farsi benedire, le strutture logiche del periodo sono sostituite da gesti ed esclamazioni (spesso improperi) che raggiungono comunque il loro risultato, a parere di chi li utilizza. Affrontare un testo scritto per molti giovani è oggi una sfida…
    Le volgarità e le parolacce erano presenti anche nella cultura classica, e in quella medievale; sono popolari, nel senso che appartengono alla vita degli strati bassi della popolazione, e anche al quotidiano degli artisti; ma la grande differenza rispetto all’oggi è che non prendevano il posto del parlato tout court. E poi dietro una “mentula” latina c’è tutto un significato antropologico che oggi sembra aver lasciato il posto solo all’aspetto superficiale e volgare.
    Aggiungerei un altro elemento: l’americanizzazione. Quel modo di parlare infarcito da intercalari volgari è trasmesso dalle serie TV, dai film, in generale dai prodotti statunitensi. Ti sarà capitato di notare come gli adolescenti e i giovani oggi spesso parlino con un cicalare rapidissimo, che stordisce, quasi ansiogeno, nevrotico. Del resto basta che vai su Youtube e scegli un video di un qualsiasi youtuber e te ne puoi rendere conto.
    Per me, quando si fa appello a culture estere per giustificare leggi o modi di vivere, è sempre segnale che qualcosa non va…

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    1. Una disamina ad ampio raggio, Asaka. Grazie per il contributo che meriterebbe un post dedicato, e si, perché la scuola è argomento spinoso, così l'educazione. Non essendo il mio campo forse la risposta sarebbe dovuta arrivare da chi a scuola lavora, le mie sono impressioni esterne, a parte una mia passata esperienza di laboratori. Quello che ho vissuto allora è la straordinaria capacità che i ragazzi hanno di entusiasmarsi, ovviamente comunicando con loro e riaccendendo la curiosità. Restando strettamente sull'argomento posso assicurarti che il sesso è ancora oggi un tabù, vissuto male e con gran confusione, il linguaggio osceno potrebbe essere uno sdoganamento, una sorta di "emancipazione".
      Ripeto, discorso molto complesso, siamo, come ben delinei richiamando anche le "americanate", in via di consolidamento, una fase di profonde trasformazioni senza solide radici. Anche la lingua è destinata a mutare, a contaminarsi, ma l'impoverimento è segno che mancano le fondamenta e senza queste prendiamo solo il superfluo, anzi direi l'insignificante, il più delle volte ricicliamo spazzatura (non quella che andrebbe fatta seriamente).
      Voglio credere sia una fase, un passaggio che porti ad una maturazione ad un riprendere in mano la cultura.
      Poi, se ci si sente appagati a dire "stronzo" (che non sembra neanche una parolaccia :D) va bene, purché si conosca anche il significato di "feci" o "escrementi" e li si usi in pensieri articolati.
      Pensa, meglio non pensarci, ad un futuro distopico in cui si parla all'infinito e con solo parolacce...
      Voglio approfittare per un pensiero lieto, serene feste.

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  14. Post molto divertente (soprattutto il giorno di Natale)! Io di parolacce ne dico un sacco e cerco anche di essere creativa. E mi piace insegnarle ai miei studenti americani, che fanno sempre delle facce scandalizzate.
    E comunque tanti auguri, soprattutto di un bellissimo 2018!

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    1. Che bello ti sia divertita, grazie. Adesso hai anche l'album da colorare per i tuoi studenti :D
      Un po' strano che si scandalizzino, visto che proprio i film americani non ci vanno leggeri. Ma questo credo faccia parte di generalizzazioni e luoghi comuni...
      E tu con i tuoi reportage lo dimostri.
      Auguri anche a te Silvia ed ai tuoi cari per un 2018 come più desideri.

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  15. Ciao Santa! Il tuo excursus sulle parolacce mi è servito per riflettere su alcuni comportamenti, individuali e collettivi. Ne trarrò spunto, ovviamente linkandoti, per ritornare sull'argomento. Intanto un abbraccio con l'augurio che il 2018 ti porti il bene che il tuo cuore desidera.

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    1. Grazie di cuore Maria, cerco di resistere. Auguro ogni bene anche a te ed ai tuoi cari.
      Di riflessioni ce ne sono parecchie e so già che le tue riflessioni saranno profonde e la tua una disamina accurata.
      Io sono spesso semiseria, almeno ci provo, certe realtà senza lo humor metterebbero a dura prova il mio equilibrio ;)

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  16. Spunto molto interessante cara Santa! A me le parolacce scappano spesso, e sì a volte son davvero degli intercalare. Però credo che, soprattutto quando offendono (e di quelle sono decisamente più parca) denotino semplicemente una scarsa proprietà di linguaggio o di argomenti. Buon Natale cara :)

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    1. Per me, Cri, come ho raccontato è diverso, non le comprendo e mi viene da ridere. La mia paura, come tu stessa hai centrato e condivido ampiamente, è l'impoverimento della lingua, l'incapacità come ben dici di argomentare, soprattutto tra i giovani.
      Io mi auguro sempre si tratti di periodi di transizione, ovviamente senza nulla togliere al gusto del proibito o ai sani sfoghi verbali ;)
      Tantissimi cari auguri anche te, un Nuovo Anno come più desideri.

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  17. In questo caso, cara Santa, spero in ciò che aborro: le mode. A differenza del passato, niente oggi ha lunga vita: se le parolacce vanno di moda, vedrai che - a furia di abusarne - presto perderanno la loro efficacia, sempreché ne abbiano mai avuta una. Lo stesso V-Day lanciato 10 anni fa da Grillo, non credo che oggi ci scuoterebbe più di tanto (a me neanche allora, e per molti che la pensano come me si rivelò solo un patetico autogol). E in pieno clima elettorale, non mi meraviglierei se quest'inverno qualcuno lanciasse un B-Day (BaciamociTutti-Day), o che so io un T-Day (TiLovvo-Day): si sa, per stupire bisogna periodicamente rompere gli schemi, oltre che costantemente i co***oni :) Sarebbe comunque già un passo in avanti... Il tuo post è saporito, brioso e interessante come sempre, Santa. Ne approfitto per anticipare auguri di cuore, per un nuovo anno pieno di serenità e in linea con i tuoi desideri!

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    1. Sempre grata per i tuoi interventi a DOC :D
      Grazie! Io non sopporto molto slogan e tormentoni della politica centrifuga e dei leader (di cosa poi) che si sono trasformati in commedianti da avanspettacolo.
      Sarà che considero la politica una cosa seria, non esibizioni da arena che calcano i gusti del momento, e dici bene.
      Un giorno ero insieme ad una suora, ho vissuto con loro per un breve periodo, stavamo guardando dalla finestra un via vai di macchine, gente che usciva da un supermercato con i carrelli stracolmi e lei con pacatezza mi guardò esclamando: Guardali! Tutti dei minchioni e non se ne rendono conto.
      Scherzando le dissi: sorella, da lei non me lo sarei mai aspettato.
      Sai cosa mi disse? Le mie parole non fanno male a nessuno, i minchioni si, vedrai.
      Al rigore logico io m'inchino ;)
      Anche a te caro Riccardo auguro un Anno Nuovo, come e più desideri.

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  18. Come sempre interessante riflessione. Io ho pensato questo: quando ero piccola, dire le parolacce era una cosa da grandi, lo capivo dall'atteggiamento di mio padre, che "tirava giù i porchi" (come dice Alli), ma se provavo a dire "scemo" a un altro bambino mi tirava giù schiaffoni a mano larga. "Non si dice!!!" tuonava, e io, da sempre sostenitrice della parità tra adulti e bambini, rispondevo "Anche tu lo dici!!!", e lui giù altri schiaffoni. Superata una certa età sei autorizzato a dire parolacce, ma io verso i 14 anni, quando tutti i ragazzini cominciavano a dirle senza timori e con atteggiamento "adulto e consapevole" decisi di non dirle più (dovevi sentire le risate, quando raccontavo qualche barzelletta con parolacce e la interrompevo dicendo "non posso, qui c'è una parolaccia, la salto" ahahah). Ora, come per molte cose, questa separazione nettissima tra bambini e adulti non c'è più, non si deve più aspettare l'età adulta per poter fare o dire certe cose, non c'è più quell'attesa spasmodica di essere grandi per poter essee grandi, ma ciò che fanno i genitori lo possono fare anche i bambini.
    Da un estremo all'altro.
    Forse sono uscita fuori tema.
    Negli anni recenti ho ripreso a dirle, e poi ho rismesso. Ora che vivo in una zona ad alto tasso di "porchi" io sono tornata alle mie forme colorite. Quando mi cade la pentola col minestrone sul piede esclamo a gran voce e con rabbia "ma sono proprio una cippa lippa!". Scommetto che o cippa o lippa è sinonimo di fallo ;)

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    1. Cara Elle, pare che tutto ruoti intorno al fallo. Che sarebbe anche bello se indicasse il verbo fare :D :D
      Battute a parte, gli adulti genitori sono strani... E ci sono parecchi libri, anche troppi sull'argomento, unitamente ad uno stuolo di psicologi.
      Io credo nel buon senso, mi piacerebbe fossimo di più ad applicarlo.
      con le parole possiamo giocare quanto ci pare, purchè ci sia alla base la padronanza della lingua, la cultura ci rende liberi, senza questa ripetiamo frasi senza comprenderne il significato e siamo preda del primo imbonitore di turno che cavalca l'onda...
      io di solito esclamo: Accidenti, "che testa!", oggi non me ne va una giusta ecc ecc Oppure parlo all'oggetto ahahahah Del tipo: Potevi anche evitare, no?
      Cerco di aprire un dialogo ahahahahah

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  19. A proposito: buon 2018 ad alto tasso di allegria, cara Santa. Ironia, allegria e pensieri interessanti :o)
    Un abbraccio!

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    1. Auguri! Sono passata dall'orto e... Buon inizio d'anno. Vi auguro il meglio e come vi ho già scritto: una crescita rigogliosa.
      Tutto il bene possibile Elle ed Alli con tanto affetto.
      Un abbraccione

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