venerdì 20 ottobre 2017

Ignobel, non è un premio agli ignobili. Si tratta di scienza.




Di fatti (e persone) spregevoli, indegni e vergognosi si perde oramai il conto, mi sveglio e mi addormento tutti i giorni mentre mi rimbombano in testa. Li leggo, li ascolto e li vivo anche, per cui verrebbe spontaneo pensare in questo assurdo bailamme di scelleratezze venga istituito un premio al più ignobile, giusto per mantenere alti gli standard di nefandezze che circolano liberamente.
Commetti qualcosa di davvero infame: “Bravo! Ti meriti un premio…”

Rilassiamoci, per fortuna ancora non siamo arrivati a tanto, ancora, e per fortuna Ignobel non è un premio agli ignobili, anzi si tratta di scienza.

Il premio Ig Nobel, conosciuto in Italia anche come premio Ignobel, viene assegnato annualmente a dieci ricercatori, gli IgNobel Prize premiano infatti la scienza, come si legge sul sito ufficiale I premi Ig Nobel riconoscono i successi che prima fanno ridere la gente e poi la fanno pensare. I premi sono destinati a celebrare l'inusuale, onorare l'immaginazione e stimolare l'interesse della gente per la scienza, la medicina e la tecnologia.” Qui




Poco diffuso a livello mediatico l’Ig Nobel, presentato al pubblico nel corso di una cerimonia di gala che si tiene nel Sanders Theatre dell'Università di Harvard, premia la scienza più assurda, argomenti che sicuramente possono far ridere, ma frutto di ricerche impegnative, anche qui non fermatevi assolutamente all’apparenza. L’idea che la scienza sia noiosa è un luogo comune e l’Ignobel ne è la prova.
Se la scienza fa ridere non è che sia poco seria.
A riprova della serietà dei contenuti e dell’importanza delle ricerche la presenza sul palco di premi Nobel e la partecipazione dei premiati alle Ig Informal Lectures al MIT (Massachusetts Institute of Technology).


Ig Nobel 2009, il reggiseno che si trasforma in due maschere antigas


Il fisico sovietico Andrej Gejm, premiato nel 2000 con l'Ig Nobel Nobel per la Rana Volante (uno studio condotto sulla lievitazione diamagnetica), dieci anni dopo, nel 2010, vinse il Nobel per le scoperte sul grafene e le sue applicazioni.

Questo per dirvi che non si è di fronte alla passerella delle stupidità, anche se almeno nel nome si potrebbe pensare ad una celebrazione di burloni, il valore di un contenuto non sta certo dentro una confezione deprimente, anzi se degli scienziati si divertono insieme al loro pubblico lo trovo meraviglioso. 


Cerimonia Ig Nobel 2014, il consueto lancio degli aeroplani di carta


E anche quest’anno, il 14 settembre, ricercatori provenienti da tutto il mondo si sono dati appuntamento in Massachusetts all’Harvard University, davanti ad oltre un migliaio di spettatori armati dei consueti aeroplanini di carta, in attesa della proclamazione dei vincitori Ig Nobel 2017.

10 vincitori quest’anno, che hanno ricevuto il premio direttamente dalle mani di tre premi Nobel: Eric Maskin (economia, 2007), Oliver Hart (economia, 2016) e Roy Glauber (fisica, 2005). Un premio in gloria ovviamente, perché il premio in denaro di 10 trilioni di dollari dello Zimbabwe forse non vale neanche 1 dollaro.

Per noi la cosa non è straordinaria se si pensa a quanto s’investe in ricerca e al precariato dei ricercatori,  stando a delle analisi gli scienziati europei hanno i redditi più bassi tra i paesi occidentali… Per fortuna molti hanno ancora voglia di ridere seriamente.


Matteo Martini, Ilaria Bufalari, Maria Antonietta Stazi e Salvatore Maria Aglioti


Di sicuro i nostri Matteo Martini, Ilaria Bufalari, Maria Antonietta Stazi e Salvatore Maria Aglioti, del Dipartimento di Psicologia alla Sapienza Università di Roma, dell’Istituto Superiore di Sanità che quest’anno si sono aggiudicati il premio Ignobel per la Cognizione “per aver dimostrato che molti gemelli identici non riescono a distinguersi visivamente” gli uni dagli altri, guardando una fotografia ad esempio non sarebbero in grado di riconoscersi… La ricerca per chi volesse approfondire l’argomento, è stata pubblicata sulla rivista PlosOne qui 

Può sembrare una ricerca stravagante, ma provate a immedesimarvi,  se guardando una vostra immagine non siete in grado di capire se si tratta di voi. Sembra così ovvio, lo diamo per scontato e invece…

Per l’anatomia il premio IgNobel è stato vinto da James Heathcote, del South View Surgery (Regno Unito), “per il suo studio di ricerca medica dal titolo ‘Perché gli anziani hanno orecchie grandi?’”

Anche lui, come Cappuccetto Rosso che chiedeva al lupo delle sue grandi orecchie, avrà di sicuro un giorno esclamato: «Nonno, che orecchie grandi che hai!». Sarà per questo che ha misurato la lunghezza dell'orecchio di più di 200 pazienti e ha scoperto non solo che gli anziani hanno grandi orecchie, ma che le orecchie crescono in media di circa 0,22 millimetri ogni anno dopo i 30 anni. Lo studio sulle dimensioni dell'orecchio è stato pubblicato sul prestigioso British Medical Journal, ma dovremo attendere altre edizioni dell’IgNobel per sapere il perché.




Cari uomini, in attesa del perchè, una cosa è certa: con l’avanzare degli anni avrete grandi orecchie. E pare, chissà cosa ne pensa Heathcote, che più grandi siano le orecchie più si allungano le prospettive di vita. Se il lupo rispondeva a Cappucceto: «Gli è per sentirci meglio, bambina mia.», il nonno di James Heathcote risponderebbe: «Gli è per vivere più a lungo, bambina mia.».

Un bel vantaggio per i maschietti e le donne? Grazie all’équipe internazionale (Svizzera, Giappone e Brasile) di Kazunori Yoshizawa, premio IgNobel per la biologia, potete anche smettere di affermare che le donne “hanno invidia del pene”, con lo studio "Pene femminile, vagina maschile, e la loro correlata evoluzione in un insetto” hanno relazionato  la scoperta nelle caverne del Brasile di un insetto femmina, del genere Neotrogla, dotato di “pene”. Adesso siamo pari, possiamo voltare pagina.

A proposito di voltare, anzi rivoltare, curiosa la ricerca di  Jiwon Han, premio IgNobel per la fluidodinamica, “per il suo studio sulle dinamiche che regolano il traboccamento dei liquidi” in particolare su come evitare di rovesciare il caffè. Vi pare poco? Anche perché il caffè macchia e scotta pure, io appartengo ai pro “caffè nero bollente”.




Ebbene Jiwon Han, laureando alla Korean Minjok Leadership Academy, in Corea del Sud, ha scoperto che per non fare rovesciare il caffè occorre camminare all’indietro o tenere la tazza dall’alto usando tutte e cinque le dita, con la presa ad artiglio per intenderci.

E se parliamo di artigli a me viene in mente il gatto, perché dovete sapere che il povero gatto è di casa nei laboratori, gli è andata bene con  Schrödinger che ideò solo un esperimento immaginario. Qualche volta vi sarà capitato di imbattervi nel “paradosso del gatto di Schrödinger”.




Nel 1935 il fisico e matematico austriaco Erwin Schrödinger nel tentativo di spiegare la meccanica quantistica propose un esperimento dove un gatto veniva chiuso in una scatola sigillata insieme ad un contenitore di veleno che si sarebbe aperto in maniera casuale. Visto che all’esterno nessuno poteva sapere quando e se il veleno sarebbe stato rilasciato dentro la scatola, quel gatto poteva essere considerato sia vivo che morto.
Solo aprendo la scatola e con l’osservazione si poteva determinare la condizione del gatto, vivo o morto.

Anzi, quale miglior narratore se non Sheldon Cooper, uno dei protagonisti della sitcom statunitense The Big Bang Theory, vero e proprio orgoglio nerd o forse più orgoglio geek  (decidete voi) per spiegarvi il "paradosso del gatto di Schrödinger”.


Grazie per il video a Clarencito


Vi ho raccontato del gatto di Schrödinger perché agli IgNobel di quest’anno il premio per la fisica è stato assegnato a Marc-Antoine Fardin, del Laboratoire de Physique alla Ècole Normale Superiéure de Lyon (Francia), “per aver usato la fluidodinamica per rispondere alla domanda - Un gatto può essere contemporaneamente solido e liquido?”.

Lo studio pubblicato nel 2014 sul Rheology Bulletin dal titolo “On the rheology of cats” (Della reologia del gatto, la reologia è una branca della fisica che studia la deformazione della materia), tenta di rispondere alla domanda: "data l'osservazione empirica che i gatti tendono ad assumere la forma dei contenitori in cui vengono posti, è lecito pensare che i gatti siano dei liquidi?”.




Adesso forse vi sarà più chiaro il mio richiamo al gatto di Schrödinger, perché se il gatto chiuso dentro la scatola è liquido il veleno “gli fa un baffo”, anzi due, anche se il veleno si sprigiona il gatto essendo un liquido non ha nulla da temere, almeno finché resta allo stato liquido e trovandosi dentro la scatola continuerà a restare allo stato liquido (speriamo solo che il gatto sia consapevole di essere un liquido). Avete mai sentito parlare di un liquido morto?

Ho dato una svolta al “paradosso del gatto di Schrödinger” e alla meccanica quantistica, Ignobel a me!

Meglio che smetta prima che qualche serio scienziato mi tramuti in una di quegli insetti brasiliani, avrò forse il pene, ma non rientra tra le mie aspirazioni e non credo proprio che un’appendice erettile mi renderebbe la vita più facile.

Piuttosto, per cominciare a rendere la vita più facile a tutti favorirei l’esperimento condotto dai ricercatori Stephan Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael Thali e Beat Kneubuehl dell'Università di Berna (Svizzera), premio IgNobel 2009, per aver determinato se sia meglio essere colpiti in testa con una bottiglia di birra vuota o con una piena.

Il grosso problema incontrato dai ricercatori è stato trovare volontari che accettassero di essere colpiti con una bottiglia di birra in nome della scienza, problema a cui hanno ovviato con delle palle d’acciaio. La mia proposta è quella di aggregare tutti gli ignobili che conosciamo (datevi da fare con le liste, non sarà difficile compilare un elenco, il problema forse sarà contenere la lista) e destinarli ai ricercatori di Berna, l’esperimento avrà così margini di errore molto più bassi e almeno per una volta certi soggetti saranno di una qualche utilità. Quando donare la testa alla scienza è cosa buona e giusta…
Così invece di esclamare altro (mi capite), vedendoli potremmo dire: "To', guarda quel testa di scienza!"




«Scienza» a volte significa un metodo speciale di scoprire le cose; a volte significa l'insieme delle conoscenze che si originano dalle cose scoperte, ma può anche significare tutte le cose nuove che si possono fare usando la conoscenza acquisita, o il fare effettivamente queste cose.
Richard Feynman 

 Abbiate cura di voi! 



  • Le immagini in questo post sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio.



8 commenti :

  1. Interessante quanto esilarante, l'Ignobel: mi son fatto un sacco di risate! Non mi è chiaro solo se la bottiglia piena contiene il gatto o meno... Viva la scienza, e se fa ridere tanto meglio! Forse un giorno conosceremo l'effettiva utilità del capezzolo maschile, o cosa gira per la testa a un pastore sardo che sgozza il suo intero gregge (due giorni fa: 135 pecore e 4 cani pastori maremmani). Grazie per l'arrichimento, Santa. Buon week-end!

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    1. Di sicuro, caro DOC, un'attenta riflessione ci darebbe le risposte sia sul capezzolo che sul povero pastore, a volte ad essere vittime sono anche i "carnefici"... Ma constato sempre di più che si riflette poco e si parla troppo con presunzione di "sapienza". Un modo di opinionisti e tuttologi ;)
      La scienza mi conforta molto e quando è ironica, o meglio, direi presentata in modo ironico, mi risolleva :D
      Il povero gatto vive nella confusione, vivo o morto, liquido o solido, per fortuna ha sette vite e può passare da uno stato all'alto con disinvoltura :D
      Serena domenica anche a te :*

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  2. Ahaha!
    Che poi mi pare strano che una cosa così POP sia davvero poco nota sul web!
    Dovrebbero sponsorizzarla a gogo :)
    Il gatto nel lavandino è paro paro uguale al mio, anche lui faceva sempre così! XD

    Moz-

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    1. Materiale per il tuo Moz O'Clock, che ne pensi?
      Avremo le anteprime dell'IgNobel sul tuo blog o qualche succulenta chicca...
      Hai ragione, gli somiglia... Magari può essere di conforto pensare sia allo stato liquido. Chissà, un passaggio da uno stato ad un altro.
      Buona domenica :*

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  3. Si potrebbe fare anche uno studio sui gatti e la loro capacità di trasferimento da una dimensione all'altra, o da un universo ad uno parallelo. Circa come quando cerchi il gatto che sai per certo essere in una stanza e questo non c'è in nessun angolo della stessa salvo poi vederlo materializzarsi dal nulla nel centro del letto mentre vi guarda con il fumetto in testa che dice: "cosa chiami a fare? Sono sempre stato qui"

    Ig Nobel anche a te Santa per averci fatto ridere

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    1. Ahahaha grazie Vera, sarebbe un bel premio. Ma credo hai più probabilità tu di vincerlo, fossi in te lo studio sui gatti e i mondi paralleli lo porterei avanti. I volontari non ti mancano, e sono anche appassionati di fumetti :D
      Buona domenica Vera
      P.S. se scopri come fanno a passare da una dimensione all'altra condividi, senza troppa pubblicità, altrimenti ci sarà il caos anche dall'altra parte ;)

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  4. Cara Santa, veramente un post divertente, non so come ti sia venuto l'idea di questo premio l'ignobel comunque tutto divertente!!!
    Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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    1. Mi fa piacere Tomaso, la prima edizione dei premi Ig Nobel è stata nel 1991, forse così la scienza è più seguita o quanto meno incuriosisce di più. Cosa non si deve fare, Tomaso, per farsi ascoltare.
      Una serena domenica piena di sorrisi.
      Un caro abbraccio.

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