domenica 13 dicembre 2015

Il Poeta della domenica... Hans Magnus Enzensberger


[…] siamo stati delusi, duramente delusi, per tutta la vita. Strano dunque che per tutta la vita, sempre daccapo, abbiamo creduto alla bontà dell’uomo – e creduto in genere. 


C’era qualcosa

C’era qualcosa di buono
prima,
altrove.
Peccato
che sia così difficile
ricordarsi
di qualcosa di buono.
Sapere
com’era davvero.
Come davvero era.

Era, credo,
qualcosa di affatto abituale,
di meraviglioso.
Io l’ho,
credo, visto
e odorato
o afferrato.

Ma se fosse grande
o piccolo
nuovo o vecchio,
chiaro o scuro,
non lo so più.

Soltanto che era meglio,
molto meglio
di ciò che c’è adesso,
questo lo so tuttora.


Obskure Kamera

Questa donna, davanti a te,
in controluce, bocca
e occhi non ben distinguibili,
una revenante. Ma
chi e quando, ti domandi,
da dove viene,
che cosa sottace,
che cosa mi rimprovera?

In una nuvola di oscurità
sta in piedi dinanzi a te, immobile.
Abbagliato da troppa luce
troppo oblio,
stai seduto davanti a lei,
su questa nuda sedia.
Non sei tu che vedi.
Tu sei visto

da La “finestra fiamminga” di Hans Magnus Enzensberger 
di Paola Quadrelli,


Un libro da leggere prima di addormentarsi, dedicato a chi ha paura della matematica



[...]
Nel suo libro lei parla di «anacronismo» dell'umanesimo.
Sí, perché in altri tempi le relazioni fra letteratura e scienze erano diverse. Tra scrittori come Lucrezio e scienziati come Galileo non c'era una separazione: è stata la specializzazione a crearla.

.....


Al Congresso lei era stato invitato per il grande successo del romanzo Il mago dei numeri. Come le è venuto in mente di raccontare la matematica elementare in forma di favola?
Fu una conseguenza della mia irritazione nei confronti della pedagogia scolastica. Quando le mie due figlie tornavano da scuola, mi dicevano: «Ma tu, che sei scrittore, perché non ci scrivi qualcosa che ci diverta, invece di quei noiosi libri di testo?». E l'ho fatto, non solo per la matematica, ma anche per la letteratura: guardi qua, ho appena pubblicato Lyrik/Nervt, Lirica snervante (Hauser, 2004), una cassetta di pronto soccorso per i lettori stressati dalla poesia.

Ma l'autore è Andreas Thalmayr!
Ah, quello è un mio pseudonimo.


E il risultato finale di tutta questa riflessione su letteratura e scienza, qual è?
Che c'è una radice comune nella produttività del nostro cervello: una specie di grammatica universale, nel senso di Chomsky. E c'è anche una comune capacità di invenzione linguistica, che si manifesta al meglio nella poesia e nella matematica, che sono le più sviluppate e raffinate attività umane.

Lei non è, però, uno di quei post-moderni che crede che nella scienza ci siano solo metafore.
Per carità, questa sarebbe una stupidaggine! D'altronde, nemmeno le metafore letterarie sono arbitrarie: c'è sempre un nesso tra significante e significato. Ma che i post-moderni siano dei poveretti, è dimostrato già dalla definizione che si danno: un poeta che si definisse post-goethiano, farebbe ridere.

Continua qui


(da: Intervista a Hans Magnus Enzensberger di Piergiorgio Odifreddi
L’Espresso, 11/06/04) 



Dell’algebra dei sentimenti
Sovente ho la sensazione (bruciante,
oscura, indefinibile ecc.)
che l’Io non sia un dato di fatto
bensì una sensazione
di cui non mi libero.

La coltivo, le do spazio,
la corrispondo, di caso in caso.
Ma è solo una delle tante.

Le sensazioni si possono contare all’infinito,
cioè si lasciano sostanzialmente numerare,
fino alla noia.

Il numero della gelosia
È manifestamente il sette.
Anche la paura è un numero primo.
E ho la vaga sensazione
che l’umiliazione
rechi sulla fronte il 188 –
un numero senza qualità.
Anche la sensazione di essere numerato
suppongo sia da un pezzo numerata,
però: a che pro e da chi?

La sublime sensazione dell’ira
abita nel Grand Hotel di Hilbert
una stanza diversa
dalla sensazione
di essere superiori all’ira.

E solo chi è capace di darsi
alla sensazione astratta
dell’astratto sa 
che questa in certe notti particolarmente chiare
suole assumere il valore di √-1.

Poi mi corrono di nuovo i brividi
per la schiena, la sensazione
di essere un pacco,
quella non sensibile sensazione d’intorpidimento
che sembra faccia scoppiare la lingua
dopo un’iniezione
quando va a saggiare un dente,
o al disagio
col suo penetrante sapore di piombo,
la potente sensazione d’impotenza
che tira irresistibilmente verso lo zero,
e la falsa sensazione
della vera emozione
con la sua orribile frazione continua.

Poi mi riempie
Un’intersezione di sentimenti confusi,
colpa, estraneità, benessere, perdita,
tutte in una volta.

Soltanto alla suprema delle sensazioni
l’Io sarebbe impari.
Invece di cercare di trascendere
con il limite ∞,
preferisce lasciarsi sopraffare
per un minuto
dalla scossa dell’acqua gelido-bollente
sotto la doccia, il cui numero
nessuno ha ancora decifrato.


Dati di fatto privilegiati

È vietato dar fuoco a persone.
È vietato dar fuoco a persone che siano
     in possesso di un permesso di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone che si attengono
     alle disposizioni di legge e siano
     in possesso di un permesso di soggiorno valido.
È vietato dar fuoco a persone dalle quali
    non ci si aspetti che costituiscano una minaccia
    per l’esistenza e la sicurezza della Repubblica Italiana.
È vietato dar fuoco a persone che col loro comportamento
     non ne abbiano offerto motivo.
È in particolare vietato anche ai giovani che, in carenza
     di offerte  per il tempo libero, all’oscuro delle norme
               in materia
     e con difficoltà di orientamento, siano psichicamente
               esposti,
     di dar fuoco a persone senza riguardo alla persona.
È fortemente sbagliato per rispetto
    del buon nome della Repubblica Italiana.
È disdicevole.
È inconsueto.
Non dovrebbe diventare una regola.
Non è obbligatorio.
Nessuno è obbligato.
Non si può fare a nessuno una colpa se omette
di dar fuoco a persone.


La poetessa Tracy K. Smith, premio Pulitzer per la poesia 2012, col suo mentore  Hans M. Enzensberger


Una riflessione al ricambio delle élite

Questo rumore di scavo,
un raspare, giorno e notte,
di dita di piedi e di mani e di artigli –
viene dal grattare,
arrampicarsi, arrancare di quelli
che col fiato sospeso
vogliono arrivare in alto, in alto

sempre più in alto, pieni di paura,
paura che il pendio sabbioso
abbia a cedere sotto le unghie
così da farli scivolare all’indietro
da dove sono venuti,
e precisamente quanto più – nel panico,
ancor prima che il friabile appiglio
si sbricioli e crolli – si mettono a zompare
su tutto quello che suppongono sotto di sé
tanto più scivolano,
inarrestabilmente

verso il basso


Polaroid che sbiadisce

È raro che tu oda un suono di corni.
Anche espressioni come rinuncia,
voluttà, beatitudine
non ti giungono quasi più all’orecchio.
Sono andati perduti
stilo, polizzino di confessione, lacca per sigilli.

Le donne di una volta
Lentamente si dissolvono,
sempre più pallide
nell’emulsione degli anni.

Che la tristezza diventa bianca
E nel bianco si dilegua,
che la vendetta scolora
e la voglia si squaglia –
e fosse solo questo,
o anima bella!

Anche la stanchezza
ti diventerà indolore,
anche il dolore.


Paolo Uccello, "Natività con San Girolamo, Santa Maria Maddalena e Sant'Eustachio"


Paolo di Dono, detto Uccello


Paolo di Dono, figlio di un barbiere,
si perdette in una nuova scienza,
una nuova stregoneria: la prospettiva.
«Così lui affatica la natura», si diceva
«finché lo spirito si riempie
di difficoltà e non è più flessibile».

Battaglie, tornei. I guerrieri
impenetrabili nell’ultimo istante
prima della morte. La precisione
nell’incerto. Lepri, levrieri,
cavallette: fantasmi
sotto la falce di luna,
nell’aranceto vortici di vento,
zoccoli e piedi.

Unicorni sulle ciglia,
elmi alati, alte cuffie
di stecche di salice, imbottite
di capelli, la fodera rosso scarlatto,
e cavalieri di ferro,
incitati da cornamuse,
su giganteschi cavalli di legno
verdi, bianchi e rosa,
con occhi pieni di panico.

Ognuno crede
di essere il centro.
Solo il pittore no.
Lui lavora «quieto, pulito
come il baco da seta
al suo filo», povero,
utile a nulla, schivo della gente,
selvaggio, «scaglia
il tempo alle spalle del tempo
e affatica la natura».


La guerra,  come

Luccica come una bottiglia di birra rotta nel sole
alla fermata del bus davanti la casa di riposo

Fruscia come il manoscritto del ghostwriter
alla conferenza di pace

Lampeggia come il rifesso bluastro del televisore
sui volti di sonnambuli

Odora come l’acciaio degli attrezzi nel fitness-studio
come l’alito del guardaspalle all’aeroporto

È roboante come il discorso del presidente
Si gonfia come la fatwah nella bocca dell’ajatollah

Sfrigola come il videogioco sul dischetto dello scolaro
Fa scintille come il chip al centro di calcolo della banca

Si spande come la pozza di sangue dietro il macello.

Respira
fruscia
si gonfia
odora

come


1959: Hans Magnus Enzensberger con i poeti Ingeborg Bachmann e Günter Grass 


Tutto sotto controllo

Indagini segnalano che il 56% degli esseri
anonimi che stanno accovacciati sui tappetini da fitness
soffrono di psoriasi.
Come in un magnifico videogioco
si moltiplicano le congiure.
Fuori c’è odore di crolli di borsa.
Nelle lenti cerchiate d’oro di chi l’ha brevettato
si rispecchia il nostro gene di topo più recente.
[…]
Nelle zone in stato d’emergenza
mancano i reggiseni extra-large.
In cerca della natura incontaminata
padri di famiglia vagano per gli aeroporti,
nel fetore di grasso di patatine.
I ratti sono i primi ad abbandonare
la discoteca in fiamme.
Divinità senza lavoro si rifugiano
quando piove nei loro scatoloni.
Le autorità competenti assicurano
che la popolazione non corre alcun rischio.


First things first

In fondo non abbiamo niente da obiettare
a purgatorio, reincarnazione, paradiso.
Se così dev’essere, prego!
Al momento tuttavia
abbiamo altre priorità.

Della toilette del gatto, del conto in banca
e delle insostenibili condizioni del mondo
dobbiamo assolutamente occuparci,
già a prescindere da internet
e dalle notizie sul livello delle acque.

Certe volte non sappiamo più
dove a forza di problemi
sbattere la testa.
Intanto c’è sempre qualcuno che muore,
e di continuo qualcuno che nasce.

Non si arriva mai sul serio
a fare delle riflessioni
sulla propria immortalità.
Prima bisogna gettare un occhio
all’agenda, alle scadenze,

il resto si vedrà.


Hans Magnus Enzensberger
Kaufbeuren, 11 novembre 1929


Il semplice che è difficile da inventare

Nulla contro il microprocessore,
ma senza l’acqua
come ce la caveremmo?
Che cos’è mai una sonda su Giove
al confronto del cervello di una mosca?
Come si affannano
questi topi di laboratorio intorno ai cloni!
Però scopare è ben meglio.
E il dente di leone –
come sa farlo: lieta,
inarrivabile eleganza!
Mai nella vita,
cari premi Nobel,
ammettetelo, su,
avreste inventato una cosa simile.


Avviso della mutua

Animuccia, più leggera dell’aria,
più pesante che pietra su una tomba –
con te è impossibile trattare,
impolitica come sei
e variabile come le previsioni del tempo!

Ogni volta vorresti avere un lifting.
Nessuno ti capisce,
o mimosa egoista,
meno che mai tu stessa.
Hai di che far pietà.

Ma sarebbe un errore.


Cassandra (1878) di Evelyn De Morgan


Povera Cassandra

Lei era l’unica a prevederlo,
lei sola: tutto questo, diceva,
può finir bene. Ovvio
che nessuno le abbia creduto.
Questo era ai tempi delle fiabe. Ma da allora
lo dicono tutti. Un’occhiata basta
alle quotazioni in borsa, al traffico intasato
e alle ultime notizie. La sola questione è
cosa «tutto questo» significhi, e quando?
Fino a quel momento è ovvio,
nessuno crede a ciò che dicono tutti.
Basta un’occhiata alle seconde auto,
alle birrerie all’aperto e agli annunci matrimoniali


Hans Magnus Enzensberger

poesie da Chiosco
poesie da Più leggeri dell’aria

Traduzione di Anna Maria Carpi qui
  • In apertura post:
Hans Magnus Enzensberger intervistato da Marc-Christoph Wagner in collegamento dal Festival della letteratura al Louisiana Museum of Modern Art nel mese di agosto 2015. Macchina fotografica: Klaus Elmer A cura di: Klaus Elmer Prodotto da: Marc-Christoph Wagner Copyright: Louisiana Channel, Louisiana Museum of Modern Art, 2015 Supportato da Nordea-Fonden

Grazie a Louisiana Canale

  • Le immagini in questo post sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio.


17 commenti :

  1. adorabile, come la wislawa szymborska...
    ho sempre trovato della similitudine tra i due, legata al fatto di riuscire a fare delle meravigliose poesie, di accadimenti assolutamente quotidiani, spesso banali, eppure trasformarli in trattati filosofici con poche parole.
    bellissima scelta. qualcuna te la ruberò :)
    ciao Santa

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    1. Condividi sempre Silvia, la condivisione è il futuro ;)
      Non è da tutti saper dire la verità in modo tanto semplice, quanto denso di contenuti su cui fermarci a riflettere.
      Felice settimana (adesso) "signora" S. :**

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  2. Che signore profondo e leggero. Grazie come sempre, cara Santa.

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    1. Sai bene Silvia che devo ringraziare te e i tuoi colleghi per il grande lavoro di traduzione. Senza per molti di noi non sarebbe mai stato possibile apprezzare la "grande" letteratura straniera :**

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  3. essercene e avercene, di Enzensberger :)

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    1. leggere e "imparare" da Enzensberger (...e non solo)
      o quantomeno "ispirarsi" ;)

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  4. Bell'esempio, ed efficace, di come la poesia non debba rinunciare sempre ai temi "politici". Unire poi ironia e lucidità nell'analisi dei rapporti sociali, come in Una riflessione al ricambio delle élite, è davvero magistrale. Gran bel regalo pre-natalizi :)*

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    1. Dici pure natalizio Matilda, non so se riuscirò a postare ancora la domenica del poeta per quest'anno (poi riprendo :) ). Ho pensato a lui, le feste richiamano il mercato, svegliano la coscienza civile (insomma un certo buonismo natalizio) e poi cene, pranzi, botti e il fatidico: speriamo in un anno migliore! Siamo noi a fare le cose migliori o peggiori. Enzensberger, la sua poesia, aiuta a riflettere, ad essere (come ho detto a franz) d'ispirazione. Bacio :**

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  5. Una bella proposta di versi!
    Saluti a presto.

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    1. da leggere fino a gennaio ;)
      Grazie Vincenzo un caro saluto.

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  6. ...e tutto ciò senza far uso di stupefacenti? Difficile a credersi :) Adoro i folli, e questo Hans credo proprio vi appartenga. Senza offesa, ovviamente, anzi. Le tue dosi settimanali di Poesia sono un vero toccasana, rosicano materia all'Universo. Grazie e buona serata.

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    1. "Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia." (Erasmo da Rotterdam)
      Mi piace lasciare traccia, in questo diario, di persone "stupefacenti" e condividerla con "amici" altrettanto stupefacenti. A presto e buonanotte Doc

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  7. Le tue escursioni in vari generi letterari sono eccelse Santa mia, le parole di quest'uomo, questo scrittore le avrò sempre impresse nella mente" abbiamo creduto e siamo stati sempre delusi"...e come mi sono ritrovata nella sua prima poesia, eccelsa..
    Non ho mai avuto simpatia della matematica , ma scritta ed evoluta in questa maniera , penso mi piacerà.
    Grazie mia cara, un bacio grande!

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    1. :))) magari è l'occasione per leggere Il mago dei numeri. O come piace pensare a me, una riflessione comune su come cambiare la visione del mondo o noi dentro al mondo per credere ancora Nella carissima. Ti abbraccio e una buona notte :**

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    2. Di Enzensberger, prima di leggere il tuo post, conoscevo solo il nome. Grazie per avermi offerto l'opportunità di aprire un'altra finestra nella mia mente ... Buona domenica! Un abbraccio.

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    3. A volte mi faccio prendere la mano Maria, non sapevo quale selezionare, poi ho pensato che durante le feste magari ci si ritaglia un po' più di tempo per leggere, curiosare... sono contenta così avrai la possibilità di fare la sua conoscenza e ne vale davvero la pena!!! Baci

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    4. A volte mi faccio prendere la mano Maria, non sapevo quale selezionare, poi ho pensato che durante le feste magari ci si ritaglia un po' più di tempo per leggere, curiosare... sono contenta così avrai la possibilità di fare la sua conoscenza e ne vale davvero la pena!!! Baci

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