giovedì 25 giugno 2015

Come domare il maremoto dei Big Data? Ci pensa il Data Scientist, lo “scienziato” più sexy del nostro secolo.



«… Ricevi una e-mail. Contiene un’offerta per un personal computer. Sembra che il venditore abbia letto nella tua mente, visto che solo poche ore prima avevi guardato dei pc sul loro sito. Mentre sei alla guida, verso il negozio per acquistare il computer, ti arriva un coupon con uno sconto per un caffè dal bar che stai per incrociare. Dice che poiché sei in zona avrai un 10% di sconto se ti fermi nei prossimi 20 minuti. Stai bevendo il tuo caffè e ricevi le scuse dal produttore di un tuo recente acquisto che ieri hai criticato sulla tua pagina Facebook. 
Appena tornato a casa ricevi una notifica per un’offerta speciale su un’ armatura, per il tuo personaggio nel tuo videogioco online preferito, è sarebbe proprio quello che ti serve per superare alcuni posti dove stai combattendo….
Sembra una follia? Sembrano cose che apparterranno ad un futuro distante? No. Tutti questi scenari sono possibili oggi!...»

Sono parole tratte dal libro Taming the big data tidal wave  di Bill Franks, Chief Analytics Officer per Teradata, membro di facoltà dell’International Institute for Analytics e blogger. qui

Lo scenario descritto nel suo libro pare proprio che oggi sia possibile. Big Data è la parola d’ordine per la business analytics.
Ma di cosa parliamo? Semplice, parliamo della raccolta di dati e della conseguente analisi della marea di preferenze, gusti, scelte, opinioni che viaggiano attraverso la rete e diventano indicatori per il mercato, la politica, la comunicazione. Database, immagini, “mi piace”, ecc. ecc. che vengono estrapolate e analizzate.


Ricorderete sicuramente Edward Snowden, l’analista dell’NSA che rivelò l’esistenza di PRISM e non solo quella, ebbene PRISM è uno dei sistemi che raccoglie quantità impressionanti di dati personali di utenti di tutto il mondo.
Quando si parla di quantità, l’ordine di misura è quella dei zettabyte e yottabyte, ossia bilioni e trilioni di terabyte. A me gira già la testa, ma sembra che oggi non si possa sfuggire a questa realtà e le aziende sono tutte a caccia di professionisti capaci di “ordinare” questi “grandi dati” che ciascuno di noi fornisce navigando in Internet.

L’ambita preda è il Data scientist, a metà tra l’umano e il cyborg, scherzo! (non troppo). Lo “scienziato dei dati” è esperto di statistica, ma non solo, ha studiato matematica, e non basta, deve essere esperto informatico e deve avere anche il c.d. “bernoccolo”, ci vuole predisposizione, intuito, in fondo si tratta di fare previsioni, che pensate.

Non è un caso se Hal Varian, chief Economist di Google, in un'intervista al New York Times l'ha definito "il lavoro più sexy del XXI secolo" qui


Image Credit jobscience.com

Per un’azienda individuare un analista di talento, irresistibile appunto, è una vera fortuna. Pensate alla capacità di analizzare e canalizzare flussi di dati rispondendo ai desideri di noi “consumatori”, in termini pratici significa offrire i servizi voluti dal cliente, per un sito, ad esempio, generare pagine che verranno raggiunte da milioni di click.

Come scrivono Thomas H. Davenport e DJ Patil in un articolo del 2012, pubblicato sulla Harvard Business Review, è la nascita di una nuova specie! La loro comparsa sulla scena degli affari riflette il nuovo bisogno delle aziende d’interpretare la varietà e quantità di dati, mai registrata prima, per monetizzarli. La sfida ovviamente è riconoscere l’attitudine e la capacità di un Data Scientist a interpretare il flusso d’informazioni per renderli produttivi.

Questo “homo analytics analytics” comparso intorno al 2008, riesce ad adattarsi ed integrarsi alle diverse condizioni dell’ambiente digitale. Il suo cervello, grande come il nostro, ha la capacità di elaborare e vedere cose che noi non vediamo. Si nutre in prevalenza di dati, riesce a ripulirli e incrociarli tra loro, creando nuova materia.

Dimmi cosa guardi e ti dirò che avrai.

È lui a dare le linee guida per le nuove direzioni di business. Dietro colossi come Google, Facebook, Yahoo, Amazon, Microsoft, Twitter, Linkedin, eBay, team di “homo analytics” studiano ogni nostro movimento, affinando sempre di più i loro strumenti.

Un po’ analisti, un po’ comunicatori, un po’ consiglieri sono i detentori di un nuovo potere, e il potere per alcuni effettivamente risulta essere sexy.

Le conseguenze sono sempre a venire. Come il caso dello scandalo Snowden già ricordato, eppure PRISM è ancora lì con tutti i suoi dati. Il risultato è stato un grido d’allarme generale dove a gran voce si richiedeva una maggiore garanzia della tutela della privacy.



Quella privacy di cui tanto si è parlato nell’ultimo periodo con riferimento ai “cookie” e che ha fatto sussultare i blogger d’Italia. Come il Garante insegna se da una parte c’è il diritto e la prevenzione, dall’altra stanno i doveri e le responsabilità. Così il blog deve contenere un banner bene in vista che informi e richieda il consenso all’uso dei cookie. Quelli sotto i riflettori sono ovviamente i c.d. cookie di “profilazione”, e sempre il Garante spiega che sono quelli “utilizzati per tracciare la navigazione dell'utente in rete e creare profili sui suoi gusti, abitudini, scelte, ecc. Con questi cookie possono essere trasmessi al terminale dell'utente messaggi pubblicitari in linea con le preferenze già manifestate dallo stesso utente nella navigazione online.”

Mah! Capisco che l’attenzione del Garante sia rivolta ai siti e blog commerciali, capisco che la legge è uguale per tutti, io comunque non mi azzardo neanche ad inserire un “bottone social”, già conosco poco gli ingredienti dei miei “biscotti”, figurarsi quelli dei “terzi”, una cosa è leggere gli ingredienti, altra è scriverli senza neanche averli cucinati.



E mentre noi ci affanniamo a capire come inserire pagine d’informativa per non incorrere in sanzioni, in un mondo parallelo si cerca di ingrossare le fila dei nuovi “scienziati” che i cookie, i tag pixel e quant’altro se li divorano in un boccone. Che a dirla tutta io ho un’idea dello scienziato tutta mia, forse patetica. Chessò, mi piace pensare a John Snow, non parlo del Lord Comandante dei Guardiani della notte nel Il Trono di Spade, lui è Jon senza la “h”, niente a che vedere con la scienza, con i “flussi” si, anche lui deve, più che analizzare, arrestare quelli dell’esercito degli Estranei. Penso ovviamente al medico britannico che studiò il propagarsi dell’epidemia di colera del 1854 nel quartiere londinese di Soho, intuendo la diffusione del vibrione del colera attraverso le pompe dell’acqua, un osservatore a cui i colleghi non diedero neanche credito. Ricordato più che per gli studi di epidemiologia per quelli sull’anestesia.

Sicuramente sono obsoleta, la realtà è che ci troviamo in un’epoca di trasformazione, i vibrioni non fanno più alcuna paura, mentre ad atterrire sono i “biscotti”, i cookie appunto. A voler seguire poi Bill Franks i Big Data “saranno le nuove fonti che guideranno la prossima ondata di innovazione nel mondo degli affari, del governo, e del mondo accademico”, quindi mi tocca a forza rivedere l’accezione di scienziato.
Mi metto comoda ad ammirare le nuove scoperte, un’unica perplessità ripensando a Snow (medico), e se finissimo per essere ricordati come una generazione di anestetizzati?




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5 commenti :

  1. Il 1984 di Orwell ormai è realtà.
    Saluti a presto.

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    1. Quando si dice che la realtà supera la fantasia ;)
      Buon fine settimana Cavaliere.

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  2. Mah, sarà anche sexy ma io lo trovo repellente.

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    1. Sono cambiati i super eroi... una volta c'era la criptonite, adesso la crittografia :))
      Buona domenica Silvia:*

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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