domenica 3 luglio 2016

Il Poeta della domenica... Isabella Scalfaro feat. Alberta Pellacani


"... Non è doppiezza la mia, io sono questa in lotta coi miei spettri... È che mi accade di confondere i tempi le occasioni, di essere l'una, l'altra imprevedibilmente, di sembrare che menta."


A LABBRA CHIUSE

Io ti parlo - ogni giorno - a labbra chiuse.
Suoni muti si spandono dilatano tra le pareti
i mobili gli oggetti come un filo di seta che lento
si dipani si attorcigli si tenda e ogni grano
di polvere a cruna d’ago attraversi. A labbra chiuse
do il via a trame sconnesse che il sibilo veloce
di una sferza sembra inseguire. I tempi le pause
la successione logica dei fatti non vi si insinuano
benché - un po’ fuori campo - mani muscoli gambe
vi traccino linee preordinate e puntuali ubbidiscano
a eterne consuetudini nel gioco assurdo
delle sopravvivenze. Io ti racconto storie
disperate dall’ordito rigido tagliente perché tagliente
rigido è l’incrocio serrato dei pensieri. A spezzarli
a contorcerli a piegarli basta il guizzo veloce
di un’immagine: la tela si accartoccia come metallo
al fuoco si liquefa e disperde in scie roventi
ma ancora io ti parlo io ti parlo e più vivo sei tu
nella tua morte che io nella mia vita inutile dispersa.

Isabella Scalfaro da Luna bianca luna nera, Laterza 1990


Isabella Scalfaro
Bergamo, 1932


IL PENSIERO E’ QUALCUNO
CHE MI CAMMINA DENTRO

Il pensiero è qualcuno che mi cammina dentro
e ha scarpe chiodate robuste. Io vorrei dirgli
férmati fingi di non esserci o almeno riduci a un soffio
i tramestii i sussulti e sii lieve nel passo
sennò laceri strappi. E poi accucciati
in qualche anfratto, sta’ buono, buono. Ma finisce
che mi metto in ascolto come chi attende l’arrivo
di un treno lo sferraglìo remoto il grido
lancinante. Perché il pensiero è qualcuno
che mi cammina dentro e s’installa comodo
nei circuiti del sangue, va fuori vena persino
smarrisce i luoghi i percorsi. Il suo andare
è sghembo a scatti a balzi e produce risucchi
vertigini. Può estenuarsi rallentare i suoi moti
contrarsi e ancora spandersi dilatarsi occupare
crepe cavità rientranze. Basta talmente poco
a eccitarne gli umori e allora qui trafigge martella
là calpesta scava affonda. Possiede piume ali
catene. Possiede uncini lacci sporgenze. E’ di vento
di acciaio. Può farsi sibilo scheggia pugnale. E decide
delle allegrie del dolore. Può farsi cappio
carezza. Sa la vita la morte. Il pensiero
è qualcuno che mi cammina dentro.

Isabella Scalfaro da Geografia Segrete, Book Editore 1998



Poker d'arte - editrice Eidos - Isabella Scalfaro poesie e Alberta Pellacani foto e disegni


"Corpi 'Dis-umani' per raccontare le donne nel "Poker d'arte" della Eidos, la casa editrice di Vittoria Surian (qui). Corpi "dis-umani" per raccontare di donne, donne in bilico tra vita e morte speranza e disillusione, percezione e paradosso. Sono corpi che esplorano il vuoto e si inabissano, si elevano verso il cielo e cercano leggerezza, affrontano la sofferenza per rielaborarla in poesia, si lasciano contaminare per poi rinascere con nuova pelle. Corpi-oggetto, corpi- solitudine, corpi-emigrazione, corpi-disinganno... 

Ecco allora i versi di Isabella Scalfaro che esplodono nelle fotografie di Alberta Pellacani, i ritrarti "carnosi" di Andreina Bertelli che esaltano le parole di Lisabetta Serra, i disegni di Nicoletta Moncalieri che si insinuano tra le poesie di Anna Cascella Luciani e i dipinti di Giovanna Gentilini pronti ad inseguire la "Donna scheletro" delle "donne che corrono coi lupi" di Clarissa Pinkola Estés. ...

Ci sono i corpi "vuoti" e scavati delle giovani donne fissate da Alberta Pellacani che, dopo una visita ad un centro di recupero per anoressiche, si insinua negli occhi sperduti di un'umanità alienata da un immaginario omologante: le sue splendide fotografie replicano a "il pensiero è qualcuno che mi cammina dentro, e ha scarpe chiodate e robuste" della poetessa Isabella Scalfaro pronta ad inoltrarsi senza protezione nell'enigma del vivere..." (Articolo di Chiara Pavan da IL GAZZETTINO di martedì 23 marzo 2004)

 "Il corpo disUmano" 2004 è stato esposto a Modena e Roma.



L’ALTRO

Quel che vedo dell’Altro non è l’Altro
è quello che non vedo, il suo mistero, lama d’ombra
che attraversa le iridi. Quel che vedo dell’Altro
è il suo segreto, che non è il gesto esplicito, il timbro
della voce, il modo di stringere un bicchiere
tra le dita. Ma si fatica a pensare che sia, l’Altro, un capo chino
un silenzio tenace. Io amo, più del vólto che ho di fronte,
delle sue geometrie, la smorfia impercettibile, le occhiate
oblique, la frase che s’inceppa. Quel che mi piace
è ciò che non comprendo, l’aria dubbiosa, il modo
di volgere le spalle, di lasciare una stanza, un luogo
come fosse per sempre. L’inconoscibile m’inchioda
a quella fuga, diventa la congettura, l’ipotesi. Io so
dell’Altro le cose che non so, che esalano nell’aria, gesti
sospesi, battiti di ciglia. Sono io l’Altro, siamo noi,
quel tale che c’incontra a mani tese. Scambieremo saluti
abbracci, anche se ben poco ne sapremo, mai la storia
vera. Andremo, affiancati, a prenderci un caffè, un cappuccino
e in un fitto parlare sveleremo opinioni, progetti. In un fitto
parlare riusciremo a non dire nulla di noi, meno di nulla.

Isabella Scalfaro da Il difficile indugio, Book Editore 2008


Alberta Pellacani
Carpi (Modena), 1964


SPECCHIO ROTTO

Il mondo è uno specchio rotto. Ci muoviamo agili
Tra schegge punte aguzze, sempre pronti a correggere il tiro
a tamponare i graffi, le ferite. Ci proviamo ogni tanto
a rimettere insieme i frammenti, a smussare gli spigoli
per evitare spargimenti di sangue. Che si possa dire
se pure trafitti lacerati, è andata dopotutto
perché darsi per vinti, un cerotto sul cuore e via
perché darsi per vinti, il mondo non v’è
chi lo ripari. A noi che in complicati slalom
evitiamo il peggio restituisce scenari di morte. Cerchiamo
inesistenti vie di fuga, salvo capire che non fa una gran differenza
trovarle non trovarle. Al punto che, svolta dopo svolta
giriamo in tondo la più parte del tempo.

Isabella Scalfaro da Il difficile indugio, Book Editore 2008


Poker d'arte - editrice Eidos - Isabella Scalfaro poesie e Alberta Pellacani foto e disegni


"Alberta Pellacani fotografa, pittrice, artista multimediale (qui), ha presentato il suo nuovo lavoro “Palinsesto urbano VE||01” all’Oratorio di San Ludovico a Venezia. La mostra, che si è conclusa il 19 giugno, ha ospitato il primo di una serie di progetti di Alberta Pellacani focalizzati sulle città italiane ed europee le cui origini prendono forma nelle architetture quali relazioni di simbiosi del vivere con l’acqua." qui

Alberta Pellacani Palinsesto urbano VE ||01 


LO DICO SEMPRE ANCH’IO

lo dico sempre anch’io, vangeli a parte,
che ogni giorno ha già in sé la sua pena
che è da matti negarsi al sonno
o ai piaceri spiccioli dell’ordinarietà per sfinirsi il capo
macinando congetture ipotesi su quello che accadrà
perché di certo accadrà fra un istante un’ora domani forse
doman l’altro e intanto lo avvertiamo in ogni nervo, se pure
privo di voci, di sembianze e si dovrà lottare
per contenere il danno, per non finire dentro uno strizzatoio
che polverizzi le ossa lasciandole intatte
e sprema le viscere fino allo sgocciolio degli umori.
Lo dico sempre anch’io che è pura insensatezza
sommare dolore a dolore per poi rendersi conto
che ci verrà risparmiato, che assurdamente, scomparse
le circostanze le ragioni, mutati gli animi
noi lo abbiamo inghiottito a centellini
come dal foro di un guscio d’uovo.

Isabella Scalfaro da Il difficile indugio, Book Editore 2008



Alberta Pellacani e Isabella Scalfaro in un raro scatto - Calalunga 2014


  • Le immagini in questo post sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio.

11 commenti :

  1. Gran belle parole, e gran sapienza nell'usarle (si sente dai loro versi), di due poetesse che non conosevo se non di fama ...

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    1. Sono d'accordo con te Alli. Forse in questo periodo, personale e di cronaca, mi sento molto vicina alle parole di "Specchio rotto" e all'immagine di Alberta, che è un'artista multimediale, in "Palinsesto urbano". Abbiamo tanto bisogno di parole, e anche gesti direi, sapienti e architetture d'acqua ;)

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  2. non le conoscevo, bella scoperta:)
    ho sentito molto mia "Lo dico sempre anche io" della Scalfaro.
    un abbraccio

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    1. E "Lo dico sempre anch'io", Silvia, che è pura insensatezza negarsi e sommare. Ma in questo liquido accadimento senza futuro e dall'incerto presente cerco di forare l'uovo.
      La poesia "sapiente" di certo aiuta, così come l'incontro di saperi diversi tra donne, da forza. Non a caso la pubblicazione del Poker è stata presentata in occasione della manifestazione tenuta a Modena nel 2004: Le donne intrecciano le culture.
      Ti abbraccio forte anch'io.
      Buona settimana

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  3. "Specchio rotto" mi ci riconosco anche io, tanto e "A labbra chiuse ".....perche' anche se smetto di dire o scrivere ad alta voce quel qualcuno che mi cammina dentro è con me, sempre: ogni mattina quando mi sveglio ed ogni sera quando mi addormento. Penso tu possa capire e sentire i miei pensieri, cara Santa.
    Grazie per queste preziosità
    Buona settimana
    Un'altra panchina vuota

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    1. Mi torna in mente una frase di Borges: "La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare."
      Poi, diciamocelo, è talmente doloroso che le narrazioni servono a poco, così ci abbandoniamo a "consuetudini nel gioco assurdo delle sopravvivenze", come scrive la poetessa.
      Grazie a te per il tuo contributo.

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    2. Concordo...anche se fino a quando non saremo davvero morti....siamo ancora vivi :-) forse dovremmo cogliere questa opportunità. Mi mancano molto gli alberi dalle radici dirompenti di Reggio....
      Dalla stanza verde un grido attraverso il cielo

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  4. Risposte
    1. Chi ha osato dire che "le scoperte si fanno per sbaglio"?
      Grazie per esserci (comunque...).
      Un abbraccio grande.

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  5. A me piace molto Il pensiero è qualcuno che mi cammina dentro, sento i suoi passi proprio adesso, e a volte quelle scarpe rumorosissime, invadenti, gliele darei in testa, guarda!
    Grazie Santa, buona giornata :)

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    1. Io farei di peggio Elle... per zittirli e tornare a camminare. Bisognerebbe accettarli e lasciarli scorrere, ma occorre una tale forza. Parlo di quelli tossici, intrusivi, che vorrei davvero combattere.
      Bisognerebbe fare un corso di "autodifesa mentale" :D
      Buon fine settimana cara Elle.

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