mercoledì 20 gennaio 2016

Gramsci 44: il confino a Ustica di Antonio Gramsci nel docu-film di Emiliano Barbucci. Prima a Palermo il 23 gennaio



2. I. 1927
Carissimo,
ho ricevuto i libri da te annunziatimi nella penultima lettera e un primo blocco di quelli da me commissionati. Così ho da leggere abbondantemente per qualche tempo. […]
La vita scorre senza novità e sorprese; unica preoccupazione è l'arrivo del vaporetto che non sempre riesce a fare le quattro corse settimanali (lunedí, mercoledí, venerdí, sabato) con grande dispiacere di ognuno di noi che aspetta sempre con ansia la corrispondenza. Siamo già una sessantina, dei quali 36 amici di località diverse; predominano relativamente i romani.
Abbiamo già iniziato una scuola, divisa in vari corsi: 1° corso (1°  e 2°  elementare), 2° c. (3°  elem.), 3° c. (4°  -5° elem.), corso complementare, due corsi di francese (inferiore e superiore), un corso di tedesco. I corsi sono stabiliti in relazione alla coltura nelle materie che possono ridursi ad un certo corredo di nozioni esattamente determinabili (grammatica e matematica); perciò gli allievi dei corsi elem. frequentano le lezioni di storia e geografia del corso complementare, per esempio. […]

È lo stralcio di una delle lettere che Antonio Gramsci indirizza all’amico Piero Sraffa durante il periodo di confino a Ustica.



Antonio Gramsci, 1922


L'8 novembre 1926 Antonio Gramsci, in violazione dell'immunità parlamentare, venne arrestato e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. E da qui confinato a Ustica, dove avrebbe dovuto scontare 5 anni, i giorni di permanenza sull’isola furono invece solo 44: dal 7 dicembre 1926 al 20 gennaio 1927.

Dai resoconti dell’arresto pare che Gramsci avesse in tasca un biglietto con una notazione per la redazione de L’Unità  sulla necessità di abituarsi a «pensare e studiare anche nelle condizioni più difficili».

Ad Ustica queste sue parole, grazie soprattutto all’aiuto di Piero Sraffa, prendono corpo in maniera determinante, scrive infatti all’amico : «… Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura generale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di conferenze. Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri…».



Foto storica di A. Gramsci a Ustica -  revleft.com


«… D'altronde, la nostra venuta ha determinato un mutamento radicale nel luogo e lascerà larghe tracce…»

Queste tracce le ha percorse Emiliano Barbucci, regista trentenne di Reggio Calabria, che ha raccontato in un docu-film i 44 giorni vissuti sull’isola di Ustica dall’intellettuale e politico italiano Antonio Gramsci.


Emiliano Barbucci - ph Mathia Coco

Gramsci 44 è l’opera prima di Barbucci scritta con un altro giovane reggino talentuoso lo sceneggiatore Emanuele Milasi, il film, prodotto dalla Ram Film di Reggio Calabria qui, ha come protagonista Peppino Mazzotta nel ruolo di Antonio Gramsci, affiancato dal produttore Americo Melchionda nei panni di Amadeo Bordiga, la fotografia del film è affidata a Daniele Ciprì che non ha certo bisogno di presentazioni; partner del film il Comune di Ustica, l’Istituto Gramsci siciliano e il Centro Studi Ustica.



Daniele Ciprì con Emiliano Barbucci durante le riprese - Cortesia E. Barbucci

Emiliano Barbucci racconta queste 44 giornate con un linguaggio a metà strada tra il documentario e la finzione cinematografica. Un dialogo tra il leader comunista di allora e le immagini di Ustica oggi nel racconto che gli isolani fanno di quel passaggio, di quelle poche settimane che cambiarono volto all’isola.



Emanuele Milasi - Cortesia E. Milasi

«… Si sta combinando per impiantare la luce elettrica,» scrive Gramsci in una delle sue lettere «dato che tra i confinati ci sono i tecnici capaci di condurre a termine l'iniziativa. L'orologio del campanile, che era fermo da 6 mesi, è stato riattivato in due giorni: forse sarà ripreso il disegno di costruire la banchina nella cala d'approdo del vaporetto… », ma l’iniziativa rivoluzionaria, il vero cambiamento, fu la realizzazione di una scuola per i “coatti”, tra loro molti analfabeti, aperta anche alla cittadinanza.





Emiliano Barbucci nel raccontare lo sviluppo del film, iniziato circa 6 anni fa, si sofferma sulla situazione in cui si trova oggi la scuola, l’argomento è per così dire inevitabile, se si pensa alla costruzione di una scuola in condizioni eccezionali, qualcosa che ha dell’incredibile in un ambiente, come traspare dalle stesse lettere, in cui l’abbruttimento era la regola. Raccontare di un riscatto attraverso la cultura, lo studio è ancora oggi necessario, necessaria testimonianza di un grande intellettuale. E il regista confessa questa sua debolezza sentimentale: «… ho ceduto alle lusinghe della finzione perché volevo Antonio Gramsci nel mio racconto».





Da questo bisogno di avere Gramsci nella narrazione il documentario si trasforma e diventa film, in un intreccio di memorie locali, dove è ancora forte il ricordo, e di ricostruzioni storiche.

L’occhio della telecamera cerca il momento d’incontro tra l’isolamento di Gramsci e quello proprio dell’isola, un incontro che per un brevissimo periodo realizza una condizione diremo utopica, ciascuno sembra riappropriarsi del proprio destino. Gramsci che doveva essere “zittito”, famosa la frase del pubblico ministero Isgrò a conclusione della sua requisitoria: «Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello (quello di Gramsci) di funzionare» e Ustica rassegnata all’isolamento per condizioni geo-politiche.





La scuola dei confinati, improvvisata da Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga, aperta a tutti ribalta le aspettative di Isgrò e la condizione di “emarginazione” di Ustica attivando attraverso lo studio un circuito di riscatto e di emancipazione.

 Questi “sintomi di libertà” durarono poco, nel gennaio del ’27 Gramsci venne trasferito e nel settembre dello stesso anno la scuola smantellata, vennero messe in piedi tutta una serie di accuse contro i confinati e gli stessi residenti.



Amadeo Bordiga, 1924


La cultura ha sempre fatto paura al potere, non solo nel periodo fascista, perché come scriveva Antonio Gramsci dal carcere:

 «Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri [...] Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia. Basta vivere da uomini, cioè cercare di spiegare a se stessi il perché delle azioni proprie e altrui, tenere gli occhi aperti, curiosi su tutto e tutti, sforzarsi di capire;[…] »



Peppino Mazzotta da Gramsci 44

Gramsci 44 sarà presentato ufficialmente sabato 23 gennaio, alle ore 20.30, al Cinema “Vittorio De Seta” di Palermo, alla presentazione saranno presenti insieme al regista Emiliano Barbucci, lo sceneggiatore Emanuele Milasi, i produttori Americo Melchionda e Maria Milasi, l’attore Peppino Mazzotta e il compositore Marco Betta.

Il trailer di "Gramsci 44"

Grazie per il video a   Canale di TheFilmTheatre


Antonio Gramsci "Lettere dal carcere" - Liberliber qui

  • Le immagini in questo post sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio. 



9 commenti :

  1. Spero di riuscire a vederlo. Proprio oggi mi è arrivato Nonno Gramsci, fumetto di Sparagn/Montella ... almeno nella cultura, la figura di Gramsci è ancora viva, seppure in territori più sotterranei. Ma germoglierà, non sappiamo quando, ma germoglierà ...

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    1. Come sempre Alli il problema è legato alla distribuzione. Spero arrivi un po' ovunque anche per il valore documentaristico e poi la realizzazione della scuola è un bell'esempio per tutti...

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  2. Anch'io spero di vederlo presto.
    Serena notte.

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    1. È un pezzo di storia che rischia di andare perduto e non dovrebbe.
      Trovo l'incontro tra due solitudini, l'isola e l'intellettuale-politico, una lettura molto interessante. Buon fine settimana Vincenzo a presto.

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  3. Giusto Santa cara, un pezzo importante di storia che non andrebbe perduto, perchè sempre meno si sa delle cose positive e "impensabili" che personaggi della politica, dell'arte, del cinema , della musica hanno fatto per noi.
    Molto interessante. Spero riesca a vederlo presto. E grazie dell'informazione.
    Un bacio speciale e serale!

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    1. Sono esempi molto belli, «pensare e studiare anche nelle condizioni più difficili», sembrano cose d'altri tempi. E ci chi ancora fa stupida demagogia. Dovremmo come dici anche tu (e anch'io) prendere le cose buone da ogni "parte".
      Un abbraccio Nella e spero che domani sia una giornata serena e ti vada tutto col vento a favore, non può esserci sempre tempesta :**

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    2. Mia cara , la tempesta esterna è passata( per ora) quella interna è arrivata prepotentemente...passerà pure quella prima o poi!!!
      Bacio!

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  4. Pensa che qualcuno lo conosce persino qui negli Usa! Pochi, però, eh. Sono contenta che ci siano iniziative per farlo conoscere meglio, un intellettuale così importante per la nostra storia.

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    1. E l'esperienza della scuola a Ustica andrebbe conosciuta.
      Potrai far vedere il trailer ai tuoi allievi, godranno anche della fotografia di Ciprì e della bellezza di Ustica.

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