mercoledì 18 marzo 2020

Coronavirus 14 giorni dopo. Noi al momento stiamo bene. Voi, voi come state?



14 giorni dopo ed è peggio di prima. L’invito a restare a casa, che oggi è divieto per il Coronavirus (COVID-19), io lo sto rispettando da 14 giorni per motivi miei di salute, perché vivo con mia madre, perché (pensai) il mezzo più ovvio per il propagarsi di un’epidemia è il contatto, l’ho letto sui libri.

Ho letto nel corso degli anni della spagnola, dell’asiatica e ci metto pure i testi sulla peste, il colera e per essere anche leggera i film, non tanto i documentari, semplici film nati da una buona sceneggiatura. Da questo semplice bagaglio alla portata di tutti ho capito che per evitare un contagio bisogna o essere immuni o non esporsi al germe infettivo, escludendo la prima (ad eccezione dei baciati dalla fortuna -DNA o natura- e dei supereroi), quella evidente (per i comuni mortali) resta la seconda: evitare il contatto.


Abito del medico della peste del XVII secolo


Noi generazione scolarizzata, informata, noi che abbiamo la Tv, il satellite, 1 giornalista pro capite e anche un opinionista, il telefono, lo smartphon, Whatsapp, Facebook, Instagram, Telegram, non riusciamo a ricordare che prima della scoperta del dottor Semmelweis, nel 1847, si moriva negli ospedali perché non era prevista la pratica di lavarsi le mani (non voglio annoiarvi con la sua storia la potete leggere qui su Wikipedia), da allora ne abbiamo fatti di passi avanti, eppure nella vita pratica ci sfugge che la contaminazione avviene attraverso lo scambio di saliva, di tosse, di starnuti, di umidità corporea mettiamola così.




E siamo arrivati al 2020 al Covid-19, al Coronavirus, ad un susseguirsi di decreti e divieti per evitare il contagio, al martellamento continuo del “laviamoci spesso le mani, resta a casa esci solo per ragioni essenziali, mantieni una distanza di almeno 1 metro, evita i luoghi affollati”, abbiamo bisogno di un mantra e anche delle minacce di arresto e pene pecuniarie per proteggere noi stessi e gli altri, in un’epoca individualista come la nostra passi il non capire “proteggere gli altri”, ma non ci arriva nemmeno il proteggere noi stessi.

Lo hanno dimostrato le folle alle stazioni che dalle zone a forte rischio di contagio si sono riversate in massa sui treni per raggiungere le zone meno esposte alla contaminazione portandosi dietro bagagli e virus, hanno dimostrato di non tenere nemmeno a loro stessi, lo hanno dimostrato nei comportamenti quotidiani di feste, uscite, code e assembramenti vari.

Così è se ti pare, caro il mio virus: io me ne frego!

28 giorni dopo, ricordate questo film di Danny Boyle? 
Jim si risveglia dal coma e si ritrova solo in una Londra deserta e abbandonata. Agghiacciante, guardarsi intorno e non vedere nessuno. La distopia portata al limite.




Sono uscita anch’io 14 giorni dopo, strana combinazione 28 e 14 me ne rendo conto solo ora guardando i numeri, e mi sono ritrovata in una città zitta e patita. Farmacia, tabaccheria per alcuni pagamenti e supermercato. Attendevo il turno, sparsi davanti all’ingresso, distanti, senza neanche guardarci, quasi tutti con mascherina e guanti, qualcuno senza niente.  Immobili a fissare l’ingresso, il numero sul display, inumani, mi sono tornate in mente le scene di Invasion, nel film il virus era di origine aliena e noi mantenendo lo stesso aspetto perdevamo tutte le emozioni. Eravamo lì, sotto ipnosi avrei detto a poter guardare dal di fuori.




Solo in tabaccheria sono entrati alcuni “umani” che volevano giocare alle slot machine, qui a Reggio il Sindaco ha dovuto chiudere lungomare, strade e vietare anche questo, ha dovuto espressamente dire che giocare non è “essenziale”. Il tabaccaio ha risposto che è vietato a Reggio Calabria, ma in altri comuni si può giocare. Così li ho immaginati in macchina a scrivere l’autocertificazione per gli spostamenti, magari a scrivere che era morta la nonna, pur di giocare…




Che umanità varia, nonostante questo, nonostante tutto, i morti, i contagi, quelli che si sacrificano per tutti, medici, paramedici, assistenti, ricercatori, volontari, autisti, corrieri, commessi, addetti alle pulizie, alla disinfestazione, operai, corpi e forze dell’ordine, della protezione civile, militari, cuochi e un’infinità di altre professioni e soprattutto persone, schiere di invisibili di cui ci ricordiamo quando non abbiamo più scampo.

E di contro questa umanità che non si ferma davanti a nulla, per i propri bisogni non essenziali, per la voglia di ritagliarsi un posto in prima pagina, apparire, rincorrere i riflettori, acquistare notorietà, privilegi, potere e diciamolo suvvia anche ricchezza.

Sicuro, occorrono momenti di distensione, anche l’umore, il buon umore aiuta le nostre difese immunitarie, ci aiuta ad affrontare la paura, la solitudine, la chiusura forzata, i bollettini dei morti e degli ammalati, quello che ci aspetta dopo (lo state immaginando il dopo, state immaginando quanto si allargherà la forbice sociale).

Anch’io ogni tanto gioco con me stessa e con gli altri, lo sapete bene, ho giocato un pomeriggio “travestendomi”, una foto quasi d’altri tempi. E si, perché uscire, lavorare, abbracciarsi sembra appartenere ad altri tempi: Ricordi? Ricordi com’eravamo?


Per sorridere: la Santa furiosa "amarcord"


Io ricordo l’affannarsi continuo, la crisi e tutti a correre ognuno per fare e farsi i fatti suoi. Molti sostengono che il coronavirus sia un vaccino contro l’individualismo, non ci credo, credo al contrario che il virus ci metta ancora più a nudo, ci ha colti impreparati, ma piano piano ognuno si mostra per ciò che realmente è.

Lo vedo anche in Tv, sui social, che nulla è cambiato, si parla solo del virus e si sa poco di tutto il resto, si cerca di strumentalizzare tutto, non si capisce bene se chi parla ha le giuste competenze o fa “opinioni”,  si va per slogan, a chi dice le parole più belle e toccanti, a chi partecipa alla fratellanza da Flash mob, oggi dovrebbero cantare dai balconi Felicità.

E a guardare la pubblicità, che davvero è immune al Covid-19, c’è da essere felici: è rimasta uguale.

Fuori dallo schermo e dai social, io sono riuscita a trovare due, esattamente due di numero, mascherine di carta grazie ad un’amica e ad un dottore generoso e ora grazie ad un familiare due mascherine usate che proverò a disinfettare in qualche modo, non sarà certo la sterilizzazione corretta, ma non ho altri mezzi. 

Non si trovano mascherine, non si trova alcool, gli ospedali stanno collassando e la Tv continua la sua solita pubblicità, potrei però comprare un materasso al 50+30 di sconto e dormire fino all’anno prossimo o, mi suggeriscono delle patatine, fare la “taste hunters” viaggiando per il mondo, che mi pare la cosa migliore ora come ora per distrarmi. 

Come scrisse Gabriel Garcia Marquez nel suo romanzo L’amore ai tempi del colera
Lo spaventò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
Sarà così, quindi conviene anche a me seguire la pubblicità e mangiare uno snack “come non ci fosse un domani.”

14 giorni dopo e mi ritrovo ad ammettere che quella frase del film 28 giorni dopo ha molto senso, a parte il mio giocoso travestimento di un attimo, la realtà, quella del quotidiano, la normalità che tanto ci terrorizza, è questa:




La frase del film è invece questa: 
E tu ce l'hai un piano!? Vuoi salvare il mondo? O ci vogliamo innamorare per poi scopare?? Secondo me, il meglio che possiamo fare è sopravvivere!

P.S. Ci rileggiamo tra 15 giorni (qualche giorno prima o qualcuno dopo, insomma ogni 15 giorni di mercoledì), se sarà possibile, se vi va, se potete, se Dio vuole e se vuole il Montone.

Vi lascio con la storiella del montone che sembra sciocca, ma non lo è per niente.

- “Un contadino ogni mattina si svegliava di buona lena per recarsi ai campi, doveva percorrere molta strada e superare anche un torrente per raggiungere il suo terreno. Non incontrava mai nessuno, tranne un vecchietto seduto su un muretto al di là del torrente che al suo saluto rispondeva: «Se dio vuole ci rivediamo domani.»
Ogni mattina sempre la stessa storia, finché un giorno davanti al torrente al contadino si parò davanti un grosso montone dall’aria per niente pacifica. Più il contadino cercava di fare allontanare l’animale e più l’animale diventava aggressivo, le provò tutte. Finché dovette arrendersi e ritornare indietro, non c’erano altre strade. Il giorno dopo ritrovò di nuovo il montone e di nuovo dovette rinunciare. Per fortuna il terzo giorno del montone nessuna traccia, attraversò il torrente e vide il vecchio seduto che come al solito lo salutò: «Se dio vuole ci rivediamo domani.»
Il contadino questa volta si fermò lo fissò e gli rispose: «Se dio vuole e se vuole il montone!»

Io sono qui vi aspetto sempre con grande affetto.

Voi come state?

  • Alcune delle immagini di questo post provengono dal web, altre della Santa furiosa e sono presenti solo a scopo illustrativo. Copyright dei rispettivi aventi diritto che ringrazio

21 commenti :

  1. Cara Santa, mettiamo da parte il film, e proviamo ha guardare la realtà !!!
    Credo che non sia mai stato una cosa seria come questo virus!!!
    Ciao e buona serata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso 

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    1. Carissimo Tomaso, leggerti mi conforta, mi fa capire che stai bene. La situazione che stiamo vivendo l'avevo vissuta solo nei film ed ora ci sono dentro, è reale, come dici tu, e nessuno può fare a meno di guardarla, è davanti ai nostri occhi e nessuno può fare a meno di viverla. Una tragedia che ha devastato non solo il nostro paese, ma tutto il mondo.
      Ti abbraccio anch'io e cerca di avere cura di te.

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  2. Beh, Santa, io mi stupisco di una cosa: davvero il vizio del gioco è così potente, nonostante la non essenzialità, da spingere la gente a voler giocare comunque?
    Non ci credo, mi spaventa. Perché pensavo che di fronte a cose più grandi, a costrizioni vere e proprie, alcune cose minori decadessero.

    Ma sarà come per la pubblicità, che è incessante e solita, ed è anche giusto così.
    Qui, comunque, per fortuna ancora tutto bene, si resiste...

    Moz-

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    1. Dobbiamo resistere, caro Moz!
      Sono felice che tu stia bene, e sai meglio di me che in tutte le situazioni ognuno ha punti di vista e comportamenti diversi. Ne abbiamo dato prova in questi giorni, tra atti di responsabilità e scelleratezza. La dualità vince sempre, chissà, forse come metro di comparazione. Ti assicuro che in un paio di minuti ne sono entrati due a chiedere di giocare, ne sono stata testimone ed ho riflettuto proprio su questo, su quanto le nostre debolezze abbiano il sopravvento. Sicuramente in situazioni come quella che stiamo attraversando certi comportamenti, certi egoismi o certe dipendenze, risultano più evidenti. Il nostro bisogno al centro, prima di tutto, se ci pensi non tanto differente da chi si è precipitato alla stazione...
      Continua a resistere, un abbraccio.

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  3. Ciao Santa, qui, per ora - fin qui - tutto - abbastanza - bene (così metto anche io una citazione cinefila, ché nel tuo titolo del post mi sembra roprio di scorgerne una, a me tanto cara). Mi stuopisco ogni giorno delle cose a cui mi sto abituando, con facilità estrema, come se le avessi fatte semopre. (Io, cmq, saluto il montone e spero che anche lui stia bene :) )

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    1. Buongiorno Giovanni, bene! Stai e state bene, una buona notizia.
      Si, ho citato un po' i film perchè, come ho scritto a Tomaso, almeno io tutto questo l'ho visto solo sullo schermo.
      A me non è certo l'isolamento a sgomentarmi, questa per me è la terza "quarantena" in pochi anni, le precedenti per motivi miei di salute, piuttosto le morti, gli ospedali, la diffusione del contagio, il comportamento delle persone, le reazioni e il dopo.
      Ma fin qui per ora tutto abbastanza bene... Il montone sicuramente gode ottima salute, almeno nella mia storiella :)
      Un abbraccio e non smettere mai di stupirti (di cose belle però).

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  4. Chiusi in casa, Santa, anche noi da prima dei divieti, già da inizio marzo. Anche noi per buonsenso e neccessità oggettive; il mio compagno con quello che ha avuto non se lo può permettere. Non vediamo nessuno ma stando in campagna andiamo per campi. Oggi abbiamo raccolto le ortiche per fare risotto ravioli, crostate... Tutto sommato siamo fortunati.

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    1. In città è molto diverso, Vera, i tempi e i movimenti si scandiscono diversamente. Per fortuna siete in campagna, per te, ma soprattutto per il tuo compagno è sicuramente meglio. E sentire che state bene mi fa un immenso piacere dopo tutto quello che avete passato.
      Anche per me non è stato altro che buon senso, oramai alle chiusure forzate mi sono adattata.
      Non mi adatto mai alla superficialità che circola, soprattutto nei confronti di chi è in prima linea e di chi non ce l'ha fatta.
      Tornando a noi, ieri i miei gentilissimi vicini mi hanno, con un cesto dal balcone, fatto arrivare delle buonissime ciambelle. Vedi, anch'io ho raccolto qualcosa ahahahah
      Vi abbraccio e mi raccomando riguardatevi.

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  6. Sto bene sono solo preoccupato da due cose:

    1) Dal fatto che non stiano riuscendo a far scendere i positivi

    2) Dal fatto che temo che, una volta che saremo si spera tornati alla normalità, i nostri governanti non siano così disposti a restituirci tutte le libertà che avevamo prima e che ora non abbiamo più. Queste due paure mi stanno facendo impazzire.

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    1. Caro Daniele, le tue paure sono condivisibili. La situazione al nord continua a restare drammatica, anche perché ricevo notizie di gente che comunque continua a fare la "solita vita" ritrovandosi in club privati e affini...
      Sul futuro, sul dopo, come sempre spetta a noi, come per altro anche adesso, decidere le nostre sorti...
      La paura è umana, ma anche il coraggio lo è, quindi abbiamo delle buone armi, e so che la tua bilancia non pende verso la prima, forse la sta osservando ;)
      Io ti abbraccio e spero vada ad alimentare il tuo coraggio, quello che hai sempre.

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  7. Io riformulerei la citazione di Gabriel García Márquez in "Lo spaventò il sospetto tardivo che è il capitalismo, più che la morte, a non avere limiti."
    Le aziende continuano a produrre, le banche ad essere funzionanti, la Borsa ad essere attiva, l'e-commerce vende più che mai, con buona pace dei poveri corrieri costretti a vagare per le città per consegne di beni spesso superflui mentre agli altri è richiesto di non uscire… I cinesi l'hanno ripetuto più volte: c'è troppa gente in giro. E non è solo quella che fa jogging o non rispetta i comportamenti virtuosi, ma è anche quella che deve lavorare pur non essendo impiegata in beni di prima necessità.
    È notizia di ieri che il sindaco di New York ha sospeso tutte le attività lavorative non essenziali. E questo nonostante ideologicamente siano agli antipodi con la Cina.
    Io sto bene ma sono preoccupata, amareggiata, ansiosa. Non vedo che la situazione venga davvero presa in mano. Non vedo l'efficacia dei provvedimenti e non vedo una reazione a tale inefficacia. E allora mi pongo tante domande, sulla scia di quelle di Daniele, e scopro ancora una volta di non saper dare alcuna risposta.
    Speriamo che il montone sia dalla nostra parte.

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    1. La tua disamina, cara Asaka, è ineccepibile, hai tradotto in maniera chiara i miei pensieri accennati qua e là nel post. È un sentire comune, al meno il mio lo è. Oggi, vita, vivere, coincide con capitalismo, abbiamo basato tutto sull'interesse.
      Se tutto questo porterà ad un cambiamento? L'ho espresso nel post:Molti sostengono che il coronavirus sia un vaccino contro l’individualismo (dove ricomprendevo anche il capitalismo e le sue storture), non ci credo.
      Non perché sia pessimista, lo trovo logico, razionale.
      Neanch'io ho risposte, spero solo che si abbia il coraggio di prendere in mano la situazione ed operare un cambiamento. L'ansia è umana, come è umano il tentativo di chiuderla, di relegarla. Forse riesco a dirlo meglio con alcuni mie versi(acci) che ho condiviso proprio oggi per la giornata della poesia, forse (Intanto continua a stare bene):
      Mi voglio

      Domenica con i bambini
      al molo
      un bordo di quadrato
      questa vita
      dicono sia mia
      un madrigale
      la bevo chiara
      corretta con del ghiaccio
      Ho un segreto
      chiuso al terzo piano
      un laboratorio nascosto
      per scoprire la dimenticanza
      Ospito
      la mente spalancata
      un percorso su un paesaggio
      Non c’entra qui
      l’anima futura
      sempre la stessa con lo stesso sogno
      di cinema e mattina
      è qualcosa di necessario e duro
      chiudere la balena nella vasca
      I delfini mi impauriscono
      in branchi multipli di massa
      Oggi ho l’asma di un riflesso
      catastrofico e di sottile forma
      ma questa bocca ansima
      un suono così spesso
      da indossare:
      - Io Vivo!
      Sono magnifica adesso
      da fare vergognare anche gli Dei.

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  8. Un cambiamento sarà inevitabile. Cambieremo noi, cambierà il nostro modo di stare al mondo, e cambierà il mondo. È il verso in cui si opererà questo cambiamento che non riesco a prevedere. Ci vorremo più bene e ci abbracceremo di più? O piuttosto diventeremo più diffidenti e distanti? Il mondo sarà per forza di cose più pulito ma quanto durerà? Lo stop di questo momento non rischia di far accelerare ancora di più la folle corsa capitalistica verso l'autodistruzione? Mi sento davvero priva di elementi per poter fare previsioni.
    Grazie per la tua domanda finale: noi stiamo bene, decisamente, siamo in due e quindi abbiamo un altro corpo da poter toccare e abbracciare, abbiamo un giardino e questo non ci fa sentire "agli arresti". Vorrei poter condividere queste piccole gioie con chi non le ha ora, non si può, quindi semplicemente rendo grazie per averle.

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    1. La logica, Cri, mi richiama sempre all'ordine. Non credo cambierà molto. Non credo sia cambiato molto con l'Hiv, anche in questo caso un virus instabile senza possibilità di vaccinazioni. Certo nel caso dell'hiv il contagio avviene mediante trasmissione meno "volatile", ma di fatto in senso sociale non ha cambiato molto.
      Credo semplicemente che in questo momento le idee, il comportamento, i sentimenti di ciascuno siano più amplificati e poi si ritornerà alla consueta corsa per recuperare il perduto (o quanto meno questa idea di aver perso cose e non già persone).
      E poi come facciamo da tempo immemorabile: dimentichiamo.
      Niente di pessimistico in queste mie parole, solo un ragionamento basato sull'osservazione. Proprio oggi ho letto di un episodio di cronaca, diciamo minore, rispetto alle notizie che occupano la prima pagina. In un condominio a Pisa, qualche condomino a tenuto a precisare alla dottoressa che vive nel palazzo e presta servizio in ospedale, che "deve fare attenzione", perchè lì vivono una neonata ed un'anziana. È strano come le pagine dei social siano piene di parole edificanti nei confronti dei dottori e del loro sacrificio nelle corsie e poi nella vita pratica le sia stato fatto notare che "rappresenta una minaccia".
      Vedi, alla resa dei conti mostriamo la nostra natura, il nostro carattere.
      Per parlare di noi, come sai anch'io vivendo con mia madre non sono sola, forse un po' dura per me che sono alla terza quarantena in pochi anni, anche se le precedenti dettate dal mio stato di salute sta di fatto che sono alla frutta ahahahaha
      Ma come dici tu saggiamente, a pensare a chi in questo momento è completamente solo o con affetti lontani, esposti, "rendiamo grazie per ciò che abbiamo".
      Forza, teniamo duro e prendetevi cura di voi. Un abbraccio.

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  9. l'amarcord indubbiamente è meglio, tutto cambia e
    qui a Roma marzo pazzerello tanto sole e niente ombrello
    se continua così quest'estate dovranno razionare l'acqua ed
    aggiornare il modulo per uscire di casa alla sua ricerca

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    1. Benvenuto fracatz, e viene da dire: purtroppo in queste tristi circostanze.
      A chi lo dici, anche per me è meglio il "mi ricordo", oramai potrei fare concorrenza all'artista Liu Bolin, se mi attacco alla parte (che è bianca) mi mimetizzo perfettamente :)
      Mi hai fatto venire in mente (qui siamo davvero alla fase "ti ricordi?") il film Johnny Stecchino, quando l'avvocato dice a Dante: -Nel mondo siamo conosciuti anche per qualcosa di negativo, quelle che voi chiamate... piaghe. Una terribile, e lei sa a cosa mi riferisco: L'Etna, il vulcano, ma è una bellezza naturale. Ma ce ne un'altra grave che nessuno riesce a risolvere, lei mi ha già capito... La Siccità! La terra brucia e sicca, una brutta cosa. Ma è la natura... E non ci possiamo fare niente. Ma dove possiamo fare e non facciamo, perché in buona sostanza, purtroppo non è la natura ma l'uomo... Dov'è?... È nella terza di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in patticolare Palemmo agli occhi del mondo. Eh... Lei ha già capito. E' inutile che io glielo dica. Mi veggogno a dillo. E'... il traffico! Troppe macchine! E' un traffico tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famigghia contro famigghia, troppe macchine!
      Tornando ad essere seri, da noi non c'è il problema dell'aridità, ma se i cambiamenti climatici continueranno a generare un aumento delle temperature medie in tutta Europa, si prevede che in molte aree la carenza di acqua potrebbe diventare un problema. Qualcosa che riguarda tutti, purtroppo in tutte le situazioni dovremmo avere "guide" efficienti e lungimiranti.
      Intanto che dirti: impariamo ad economizzare, oramai siamo abituati a questo termine.
      Grazie e un caro saluto.

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  10. Chiusi in casa, ma ancora bene. Il rischio di ammalarsi è alto, anche seguendo tutte le norme. Speriamo che ci sia la luce in fondo al tunnel.
    Saluti a presto.

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    1. Questa è una buona notizia Vincenzo, per il resto la situazione è davvero difficile, non si tratta di una situazione circoscritta, ma di un'emergenza mondiale con cui dobbiamo fare i conti.
      Un caro saluto anche a tutti voi e speriamo si rifletta molto su tutto.

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  11. Ciao, io vivo in Lombardia e, in queste settimane, è stato tutto un susseguirsi di emergenze e di morti. Un periodo bruttissimo e allucinante, al quale nessuno pensava, che ha trasformato le nostre esistenze. Tutti i nostri progetti sono andati all'aria e ci siamo ritrovati chiusi in casa per tutto il giorno, con la coda da fare per entrare al mini market. Mascherine niente! La mia parrucchiera me ne ha vendute due col filtro per ben 24,00 euro !! Ora ne ho comprate cinque di stoffa, lavabili, fatte a mano da una signora del posto. Il Comune le ha consegnate a metà del paese , poi le mascherine son finite e... aspettiamo che ne recuperino altre !!Io sto chiusa in casa tutto il giorno, un pò lego, un pò mi annoio, un pò guardo la tele. Stai benissimo nella foto con la veletta nera ! Forza passerà anche questa !! Saluti e abbracci.

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    1. Lo seguo, cara Mirtillo, e lo vivo indirettamente dai racconti di amici e familiari, qui la situazione diciamo che è più sotto controllo se si continuano a rispettare delle buone norme di comportamento.
      Sai che ironizzo un po', nelle due foto ho mostrato la "maschera" del prima e la "masherina" dell'ora. Le carenze sono ovunque, neanche l'alcool si trova più e sarà sempre più difficile per tutto ciò che ben sappiamo.
      Purtroppo occorre affrontare tutto con forza e lucidità.
      Lo stesso augurio che faccio a te e a tutti coloro che ti sono vicini.
      Cerca di riguardarti il più possibile, un abbraccio grande.

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