mercoledì 23 aprile 2014

Viaggi diversi inversi...

Santa S "Viaggio d'amore"
Mai partire senza viatico. Dal pane del contadino e per chi ne aveva olive, nel suo viaggio di fatica e sudore, al McMenu di oggi o al più sofisticato  sushi take away nei viaggi dall’alba al tramonto. Sono rimasta estasiata, in treno, ad osservare una miss dior dalle movenze impalpabili scartare il suo contenitore e ingollare la perfetta polpetta cilindrica con la sinuosità di un serpente. Mascelle elastiche e letali la miss, perché ci sono viaggi per prede e viaggi per predatori. Che dire, poi, dei viaggi verso l’infinito, dell’aspirazione a superare il nostro limite, di spaccare il torchio che pressa le nostre miserrime vite, quale viatico per sostenerci? Basterà a nutrirci il pan di via, quello custodito dal fedele Samvise Gamgee per consentire a Frodo Beggins di chiudere un ciclo del suo viaggio? Ah, la scena della scala che conduce al valico di Cirith Ungol (rif. Il Signore degli Anelli di Peter Jackson). Ogni viaggio richiede il giusto cibo per mantenerci in forze, la debolezza porta ai miraggi. E se il viaggio fosse un vino, occorrerebbe scegliere con cura il cibo da accostare, non so voi, ma per me un passito di pantelleria e uno zampone faranno poca strada insieme e non tanto per la falcata corta dello zampone.
Viaggiamo fuori e dentro di noi, c’infiliamo nelle costruzioni impossibili di Escher o seguiamo strade asfaltate per non perdere le tracce. Ma attenzione l’asfalto sotto al sole gioca con l’aria e si diverte a costruire pozzanghere di specchi. Quante variabili, incognite, aspettative in questi viaggi. Ognuno con la propria unicità, viaggi diversi, a volte inversi, altre conversi o controversi.

martedì 15 aprile 2014

Poema di povere anime/1. Delle guerre

 "Le caldaie del latte", Santa S
[...]sciolta dal corpo più freddo che giaccio,
bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa,
che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa.
(da l'Orlando furioso di Ludovico Ariosto)

Rodomonte bestemmia anche nel momento dell’ultimo respiro. Lui guerriero che non ha eguali, perde in amore, come lo stesso Orlando, entrambi inesperti. L’amore è un’arma letale che devi saper maneggiare, chi non ama non può capirne il potere.
E’ una katana impugnata a due mani, con il filo sempre rivolto verso l’alto pronta a calare un fendente. Solo una leggenda come il ninja Hattori Hanzō saprebbe “non usare la spada, ma essere la spada stessa”.
Così il povero Orlando, non più padrone della spada lascia che la lama gli trafigga la mente e si abbandona completamente al dolore, alla follia, si abbandona furioso.

S’impazzisce per sempre senza il cielo della luna, senza "un’ampolla più capiente e piena" del senno, senza un Astolfo in groppa all’Ippogrifo.
Siamo degli arboscelli in preda alla furia della nostra stessa epopea. Le nostre vicende narrano le nostre gesta in un intrecciarsi di volti e storie, ogni accadimento per noi è leggendario, epico, eroico, anche affrontare con il carrello la corsia degli yogurt in un centro commerciale, spingiamo a piedi il nostro cavallo, la nostra armatura è pesante, i piedi doloranti, ma continuiamo a saccheggiare, è il nostro bottino, la ricompensa per le imprese del giorno.

domenica 6 aprile 2014

Fosco Maraini... Il Poeta della domenica.



Il Lonfo

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

La gnòsi delle fànfole, 1978



fosco-maraini-poeta-domenica-poesia-la-santa-furiosa
Fosco Maraini, Firenze, 15 novembre 1912 – Firenze, 8 giugno 2004










Fosco Maraini, "Il Lonfo" -  Recita lo straordinario Gigi Proietti (grazie artdoc1)

martedì 1 aprile 2014

La ricerca

Quando mi presento a qualcuno dico piacere, ma non so se sarà davvero un piacere. La conoscenza è sempre un’incognita. Può essere piacevole o spiacevole e dovrebbe essere sempre accompagnata dalla parola voglia, l’impulso che ci porta a soddisfare il bisogno del piacere. Ma se dico a qualcuno: “piacere ho voglia di conoscerti” o “piacere non ho voglia di conoscerti”, destabilizzo l’altro.
Ma l’altro è in ascolto? Torniamo a voglia e piacere. Come posso fonderli? Potrei usare piaglia o vocere o cereglia, ecco si, userò cereglia, mi ricorda il cerea piemontese. Fantastico!
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